
di Massimo Ortolani. Parte terza: infomazione e conflitti cinetici
E’ opinione consolidata che i conflitti cinetici futuri dovranno fondarsi su un utilizzo il più possibile olistico e sinergico delle fonti informative(1), nell’ambito di una strategia multi-dominio relativa sia alle risorse umane, che alle strutture materiali ed alle armi impiegate. Tenendo inoltre presente che anche le modalità e i contenuti della comunicazione sociale possono già oggi essere utilizzati alla stregua di armi, (ved. la prima parte della serie), in contesti di conflitti armati il target della comunicazione impone di soffermarsi, in primo luogo, sulla rilevanza del set informativo quale strumento idoneo a “persuadere un avversario, attraverso la possibilità di influenzarne il modo di pensare per fargli scegliere spontaneamente di adottare determinati comportamenti”, come anche evidenziato nella già citata ricerca del CASD.(2)
In tali contesti emerge inoltre il bisogno di potere influenzare anche indirettamente il pensiero umano, operando olisticamente sui i domini politico, sociale ed informativo, in relazione ad asset identitari quali cultura, valori, aspirazioni e credenze. E con azioni attente alle eventuali ricadute sociali di programmabili rimodulazioni dei processi cognitivi, quindi in linea con le indicazioni non solo della neurosecurity, ma anche della cyber-psicologia, che studia e comprende il cervello umano in relazione all’impatto delle tecnologie digitali e della virtualità.(3) Poiché è risaputo che, laddove si sia riusciti a limitare le capacità cognitive, andando le emozioni a svolgere un ruolo significativo nel processo decisionale e nel benessere generale delle persone,(4) diviene di strategica importanza analizzare l’impatto che informazioni ed emozioni – appunto – possono produrre in relazione sia al miglioramento/potenziamento di abilità cognitive nelle risorse umane, a vario titolo impiegate in attività difensive, che alla possibile degradazione delle analoghe abilità dell’avversario.
Da questo punto di vista emerge anche che, le stesse modalità della narrazione delle motivazioni/ragioni, palesate a giustificazione del conflitto cinetico, possono esercitare un ruolo strategico, se non determinante, ai fini dell’esito del conflitto. Narrazione che deve quindi essere attuata con un uso sofisticato delle tecnologie digitali, in quanto nell’attuale contesto infodemico il cervello, apprese le informazioni, tende notoriamente a selezionare ciò che è importante, anche ricorrendo a specifiche scorciatoie euristiche (effetto priming). Se consideriamo al riguardo le modalità della narrazione(5) con la quale, ad. es. il presidente russo ha giustificato “l’operazione speciale” in Ucraina, scopriamo come abbia posto l’accento su di un elemento di enorme rilevanza massmediatica, e fortemente evocativo, come la guerra al nazismo, quindi con un ricorso molto efficace alla intenzionalità linguistica, riuscendo a fare percepire la presenza di talune formazioni partitiche di destra, effettivamente presenti in Ucraina, come una minaccia esistenziale per la Russia.
Una narrazione ovviamente sovradimensionata nei contenuti esplicativi, ma in grado di uniformare sul piano etico (polarizzandoli sul piano ideologico) gli effetti dell’emotivismo. Fornendo in altri termini uno standard “oggettivo” a giustificazione della percepita negatività associabile all’idea della guerra. E in tal modo mirando la comunicazione istituzionale direttamente alla morale individuale, attualmente influenzata da sentimenti soggettivi e percezioni personali molto frammentate sul piano sociale, proprio per effetto degli input mediatici. Mentre la narrazione con la quale da tempo il Cremlino evoca la rischiosa pressione dell’espansionismo dell’Occidente verso la Russia, per quanto non condivisibile, sembra trovare invece conforto in affermazioni dell’eminente studioso di scienze politiche di scuola realista J.J.Mearsheimer, secondo il quale “chiunque abbia familiarità con la geopolitica avrebbe dovuto prevedere che l’Occidente si stava infiltrando in Russia e ne minacciava gli interessi strategici”.(6)
Quanto sopra, focalizza inoltre l’attenzione sul ruolo svolto dalla comunicazione nel contesto dei cosiddetti facilitatori culturali della guerra. Ovverosia sulla manifestazione di quell’intreccio di valori etico-sociali, e soprattutto di confessione religiosa, in grado di conferire una giustificazione anche gratificante del conflitto cinetico. In particolare quando questo sia reso percepibile come difesa dell’assetto culturale identitario di una nazione, ricorrendo ad una propaganda comprensibilmente connotata da evasività sospetta.(7)
Nelle prossime guerre convenzionali opererà, però, anche un altro strategico tipo di informazione, quella non narrata verbalmente in quanto trasmessa solo tecnologicamente, e che consentirà di passare dal “boots on the ground” al “byte on the ground”, ovverosia quella cosiddetta embedded negli algoritmi delle piattaforme di governo e controllo delle operazioni militari. Come noto dovrà trattarsi di una informazione finalizzata a fornire un prodotto algoritmico il più possibile rispettoso del principio dell’ human-in-the-loop, ma al tempo idoneo a gestire con efficienza la notevolissima mole di dati-obiettivo con i quali guidare digitalmente il soldato cognitivo. Circostanze, queste, che già oggi fanno emergere l’importanza dell’effetto esercitabile dalle asimmetrie informative e dalle modalità utilizzate per addestrare l’intelligenza artificiale (AI), anche in previsione dell’AI Agentica (AAI). Dato che già oggi, perlomeno in ambito aziendale, l’AAI “è perfettamente in grado di prendere decisioni in modo autonomo e di correggere il proprio comportamento, apprendendo dall’esperienza. Ed è stato in particolare osservato come il super-Agent sia in grado di operare con logiche multi-dominio e multifunzione integrando fonti diverse di dati”.(8)
Ciò spiega come, a fronte di un ruolo sempre di più pervasivo negli attuali conflitti cinetici della funzione informativa nelle sue declinazioni tecnologico-satellitari di detectazione-comunicazione-interpretazione, stia per contro svanendo la distinzione tra tecnologia militare e tecnologia civile, tra soldati professionisti e altre tipologie di combattenti in abiti per lo più civili. Al riguardo basti pensare alla webcracy e ad alcune big tech che potrebbero rivendere per finalità belliche i loro servizi cyber a governi, essendo in grado di effettuare attacchi autonomi contro i sistemi di AI, date le loro competenze in materia digitale.(9) Con la conseguenza che oggi le guerre vengono probabilmente vinte da chi per primo sa riconoscere le vulnerabilità cibernetica dell’avversario.
Contesto da cui emergono, quindi, info e messaggi di rilevanza strategica per la conduzione dei conflitti, sintetizzabili in:
a) ineludibile necessità di proteggere al massimo tutte le piattaforme di gestione di dati attivabili in conflitto,
b) costo di tali servizi (si pensi all’onerosità economica di monopoli-oligopoli associati a chi li fornisca),
c) prevedibili vincoli di dipendenza strategica.(10)
Ma c’è un ulteriore decisivo fattore di natura informativa in grado di influire potentemente sugli esiti dei prossimi conflitti cinetici, quello della conoscenza dei livelli di resilienza e sostenibilità economica del conflitto per i contendenti, e della continuazione al sostegno per gli alleati. Si tratta dei messaggi che i policy maker devono sapere ricavare sia dalle statistiche ufficiali che da quelle fornite dai servizi di intelligence, in relazione a dati e fatti tenuti secretati dall’avversario, come pure da info open source dell’avversario, che molto difficilmente rispondono al vero. In considerazione, come si è visto, dell’ampia diversificazione dei contenuti informativi a rilevanza strategica da monitorare simultaneamente a livello sistemico nei prossimi conflitti cinetici, merita parafrasare quanto al riguardo sosteneva Georges Clemenceau, (aggiungendovi però un secondo avverbio), ovvero che “La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla unicamente ai militari”. Inoltre normative ad hoc e cogenti controlli in tempo reale dovrebbero essere all’ordine del giorno in presenza di conflitti cinetici. Nel caso del contestuale ricorso ad armi complementari a quelle delle armi convenzionali, come quelle di natura finanziario-valutaria, occorrerebbe infatti proteggere molto più efficacemente le piattaforme del paese A – di gestione, ad es. delle stablecoin della sua valuta – dalle potenzialità di un attacco dell’avversario B, prevedibilmente dotato di una molto più potente tecnologia di calcolo quantistico. Da cui l’esigenza di sottoporre a stringenti supervisione pubblica e regolamentazione l’emissione incontrollata di denaro privato in tempi di conflitti cinetici, allo scopo di evitare possibili fenomeni di panico e di abbandono, e la fuga verso stablecoin di un paese terzo presuntamente dotate di maggiore grado di affidabilità.
In proposito è già stato opportunamente osservato: “Proprio come la supremazia navale un tempo si traduceva in predominio commerciale, il controllo sulle infrastrutture dei pagamenti potrebbe determinare sempre più la sovranità economica. Il valore strategico dei dati sui pagamenti – non solo per la politica monetaria, ma anche per la sorveglianza, l’applicazione delle norme e le sanzioni – significa che le valute digitali non sono tecnologie neutrali; sono spazi di potere contesi”.(11)
Per quanto concerne infine il monitoraggio della tenuta del sistema economico dell’avversario, e analizzando quanto sta avvenendo in Russia ed in Ucraina, emerge come le informazioni rilevanti a tal fine dovrebbero costituire da base di riferimento per l’applicazione di una metodologia investigativa ad hoc, in grado di fornire scenari predittivi di intelligence frutto del collegamento analitico di informazioni tra loro anche molto eterogenee. Così da potere tenere contemporaneamente conto non solo dei dati della finanza pubblica, degli aiuti economico-finanziari degli Stati alleati, degli impatti prospettici delle sanzioni, ma anche di effetti e segnali apparentemente deboli, come quelli ascrivibili al malumore sociale per gli shock economico-inflazionistici generabili dall’economia di guerra.(12)
In conclusione è doveroso prendere nota del contenuto informativo scaturente dal lungo imperversare dei conflitti cinetici – anche in forma di proxy – sin dalla seconda guerra mondiale. Una informazione che sfata una diffusa convinzione, quella di potere garantire la pace con la sola protezione nucleare, e di scalfirla solo con le guerre economiche.(13)
Massimo Ortolani è economista, consulente internazionale per la UE e docente di master universitari, con focus sull’intelligence economico-finanziaria, geopolitica e rischi alla sicurezza nazionale
NOTE
1) Si pensi all’informazione ad uso didattico per addestrare anche studenti giovanissimi all’uso dei droni: La Lituania insegnerà a tutti, anche ai bambini, a pilotare droni per contrastare la minaccia russa – Linkiesta.it
3) Documento della NATO: Guerra Cognitiva
4) Da non dimenticare a tale proposito anche i contributi della neurosicurezza nel combinare principi delle neuroscienze sociali e della leadership organizzativa ai fini dell’ottimizzazione delle prestazioni in ambito militare, ma preservando la sicurezza dei meccanismi neurali e del libero arbitrio di una persona. Inoltre: Priming: cosa si intende per effetto priming e come influenza le decisioni
5) Si veda anche I miti e le leggende usate da Putin per giustificare l’invasione dell’Ucraina – Linkiesta.it
6) Ved: Sabino Cassese, “L’incontro tra predatori”, Corriere della Sera del 18.08.2025
7) In un suo post su X il presidente Erzog, ha dichiarato che Israele “non ha intenzione di uccidere indiscriminatamente”. Affermazione che fornisce una informazione quantomeno generica e comunque evasiva rispetto alle modalità delle uccisioni ad esempio accadute nel corso degli assalti ai camion degli aiuti alimentari nella striscia di Gaza. Infatti, in tali casi, sarebbe stato certamente preferibile catturare tali soggetti, in quanto membri di Hamas: Herzog a Mattarella: “Israele non uccide indiscriminatamente” | L’Espresso – E’ noto inoltre il ricorso alle informazioni generiche, quando non ingannevoli, con le quali la Russia, per il conflitto in Ucraina, ha arruolato uomini dall’estero – e dall’Africa in particolare – promettendo lavoro e cittadinanza, o con borse di studio fittizie: Anatomia delle milizie irregolari Russe. Ecco la fanteria ibrida di Mosca – Formiche.net %
8) Vedere: Francesco Ciampi, “Il plus dei super agenti e l’evoluzione dei nuovi manager”, Il Sole 24 Ore del 1.08.2025
9) Tanto che, per liberarsi dalla dipendenza funzionale dai privati in settori divenuti ora strategici, taluni governi stanno decidendo di entrare nel capitale di queste imprese, quindi secondo una settorializzata declinazione del Golden Power.
10) Trattasi di un argomento, quello del costo, sul quale le persone tendono ad esprimersi con giudizi troppo spesso non fondati su corrette nozioni di geoeconomia. Ad es. è vero che il gas acquistato ora dalla UE è decisamente più caro di quello che si comprava dalla Federazione russa. Ma va tenuto conto che tale prezzo incorpora una componente implicita di “costo geopolitico”, associabile alla maggiore garanzia di non essere in futuro sottoposti a ricatti strategici. Dato che la guerra ibrida si estende anche ai sabotaggi, spionaggio, vandalismo e a numerose altre azioni segrete coercitive.
11) Si veda l’art. di Helene Rey su: Trump’s Stablecoin Gamble – Project Syndicate
12) Se da tempo circolano informazioni sui negativi impatti della guerra sulle economia di Ucraina e Russia, meno noti risultano quelli relativi ad Israele: La guerra di Netanyahu distrugge (anche) l’economia di Israele
13) Trattasi di una tematica di rilevante interesse geostrategico e, per un primo approfondimento concettuale, si
rimanda a Emiliano Brancaccio: “La ragione capitalistica genera i mostri della guerra” – Transform! Italia