La power projection della Federazione Russa nel settore nucleare civile

– di Giovanni Calabresi. Quando parliamo di attività di “influenza” Russa dobbiamo tenere presente che il settore energetico e, in particolare, il nucleare civile, rappresenta uno dei principali strumenti di power projection della Federazione Russa e che tale proiezione di potenza può rappresentare, o , quantomeno trasformarsi, in una forma di minaccia ibrida.

Attraverso la Società Nucleare di Stato, Rosatom, la Russia non esporta soltanto tecnologia nel settore energetico, ma costruisce reti di relazioni strategiche a lungo termine che generano “influenza” di tipo politico, economico, industriale e geopolitico nei Paesi partner o “clienti”. Possiamo affermare, analizzando le fonti disponibili, che la strategia russa si fonda su cinque “pillars”.

Il primo è rappresentato dal controllo dell’intera filiera nucleare (1) (materia prima, arricchimento dell’Uranio, progettazione e costruzione delle infrastrutture, gestione del ciclo del combustibile, stoccaggio rifiuti e decommissioning). Il secondo elemento importante è l’applicazione del modello “Build-Own-Operate”, per l’esportazione dei reattori nucleari, con finanziamento statale da parte del Paese esportatore, che rende Rosatom particolarmente competitiva nei Paesi emergenti. In pratica, la Russia, a seconda del progetto, si assume l’onere del 100% dei costi iniziali di progettazione e costruzione dell’impianto, azzerando il rischio finanziario del Paese “cliente”. In terzo luogo, La Russia mira a creare vincoli di dipendenza tecnologica di lungo periodo, spesso superiori ai 60 anni (2). Il quarto pillar, in certo qual senso conseguente ai precedenti, è rappresentato dall’espansione internazionale in Asia, Africa e Medio Oriente, con decine di reattori in costruzione o in fase di negoziazione. Infine, abbiamo l’ultimo pillar, cioè l’integrazione tra politica energetica, diplomazia ed interessi strategici russi, che trasforma, come asserito sopra, le esportazioni nucleari in un vero e proprio strumento di influenza a livello globale.

Rosatom, quindi, viene utilizzata, come strumento geopolitico dal momento che la Russia considera il nucleare civile un asset strategico. Vladimir Putin (3) ha ultimamente tracciato le direttrici strategiche nel settore nucleare civile russo e ha asserito che la Russia possiede competenze lungo l’intera catena del valore nucleare (4), identificando tale capacità come un vantaggio competitivo per l’espansione delle esportazioni. Infatti, Rosatom si muove come una piattaforma integrata che offre: a) progettazione e costruzione delle centrali; b) finanziamento del progetto; c) fornitura del combustibile nucleare; d) formazione del personale; e) manutenzione delle infrastrutture ed, infine, f) gestione del combustibile irraggiato e delle infrastrutture ad esso correlate. Proprio questa combinazione di fattori, permette alla Russia l’instaurazione di relazioni strategiche permanenti con i Paesi “clienti”.

Per quanto riguarda il fabbisogno energetico interno russo, la prospettiva di Putin (5) è di mettere in campo circa 30 gigawatt di capacità nucleare aggiuntiva, incluse piccole centrali nucleari. Obiettivo, questo, che sarà perseguito, non solo attraverso la sostituzione delle unità che stanno gradualmente raggiungendo la fine della loro vita operativa, ma anche per mezzo dell’aumento, anche significativo, della capacità complessiva della generazione nucleare nazionale (6). Il che significa nuovi impianti, sia tradizionali, che di piccole dimensioni (SMR). Ovvio come questo rappresenti un ottimo spot commerciale per spingere il nucleare russo sul mercato internazionale, con particolare riferimento alle aree di interesse geopolitico.

La centrale egiziana di El Dabaa rappresenta un esempio particolarmente significativo di tale strategia.
Come rivela World Nuclear News (7), il Direttore generale di Rosatom, Alexei Likhachev ha ultimamente incontrato il Ministro Egiziano dell’Elettricità e delle Energie Rinnovabili, Mahmoud Esmat per parlare dei progressi nella realizzazione delle quattro unità (reattori) della Centrale e per verificare il rispetto del cronoprogramma. Ma, al di là del dato tecnico, l’aspetto più interessante è che il Ministro egiziano ha incontrato anche il capo di una società collegata a Rosatom, specializzata nella realizzazione di Small Modular Reactor, i Reattori modulari di piccola dimensione. Questo, per valutare la possibilità, da parte dell’Egitto, di avvalersi del know how russo nel settore. Il punto focale della questione, come spiega WWN (8), è che El Dabaa sarà il primo impianto nucleare ad essere realizzato in Africa da quando, circa 40 anni fa, fu messa in funzione la Centrale nucleare di Koeberg, in Sud Africa, a Città del Capo. Il progetto egiziano che vedrà la luce a circa 320 km da Il Cairo sarà costituito da quattro unità VVER-1200 (Vodo-Vodyanoi Energetichesky Reactor), cioè Reattori ad acqua pressurizzata (PWR), sul modello di quelli realizzati presso la Centrale nucleare di Leningrado, nella città di Sosnovy Bor e presso quella di Novovoronezh (9). Secondo gli accordi Russo-Egiziani, Rosatom non solo costruisce i quattro reattori VVER-1200, ma fornirà il combustibile nucleare per l’intero ciclo di vita dell’impianto, realizzerà le strutture di stoccaggio e addestrerà il personale operativo per anni. Inoltre sembra sia già in fase di trattativa la realizzazione di ulteriori due unità nonché possibili collaborazioni sugli SMR (10). L’Egitto mira alla copertura del 9% di fabbisogno energetico da fonte nucleare. Questo fa ben comprendere l’importanza dell’operazione che vede protagonista la Russia con Rosatom.

E’ quindi, ovvio, come l’Impianto Nucleare divenga l’elemento portante delle relazioni fra la Russia ed il Paese “cliente”. Altro esempio di power projection russa nel settore del Nucleare civile, è la Centrale Nucleare di Akkuyo, in fase di realizzazione nella città omonima, nella provincia di Mersin, in Turchia. Come nel caso dell’Egitto, la Centrale – il cui reattore n. 1, di un totale di quattro reattori VVER da 1200 MW11, dovrebbe entrare in funzione entro l’anno – consentirà alla Turchia, Paese membro della NATO, di ottenere il 10% del fabbisogno energetico nazionale da fonte nucleare. Tradotto: Rosatom State Corporation, quindi la Russia, porta il nucleare in un Paese NATO, di centrale importanza nel Mediterraneo Orientale e lo fa con lo stesso strumento di business implementato in Egitto: il modello “Build-Own-Operate”. Il 22 giugno u.s.12 la delegazione della direzione generale di Rosatom State Corporation guidata dal Direttore Generale Alexey Likhachev13, ha visitato il sito nucleare in costruzione e nel corso della visita, il responsabile di Rosatom ha preso atto dei progressi dei lavori, attestando che il progetto è formalmente passato dalla fase di costruzione alla fase di preavviamento e commissioning.

In linea generale, secondo il rapporto del Cremlino sull’incontro tenuto con il Direttore generale di Rosatom, Alexei Likhachev (14), sul fronte interno russo, ad oggi ci sarebbero 34 unità operative in 11 centrali nucleari, includendo nel computo le sei unità della centrale nucleare di Zaporizhzhia, sotto controllo militare russo dal marzo 2022. A tal proposito, va sottolineato il grave dato secondo il quale la Centrale nucleare di Zaporizhzhia sia ormai ritenuta dal Cremlino, russa a tutti gli effetti, quando invece, in qualità di infrastruttura nucleare ucraina dovrebbe ricadere giuridicamente sotto il controllo e la responsabilità dell’Ucraina stessa, come Stato Sovrano e della sua Società atomica, Energoatom, che ha gestito regolarmente la Centrale fino al marzo 2022.

Alejandro Zurita, ex Capo della Cooperazione Internazionale nella Ricerca Nucleare presso Euratom, nel 2024, in una pubblicazione per il CIDOB (Barcelona Centre for International Affairs), scriveva che “per la prima volta nella storia, una centrale nucleare (NPP) è diventata un obiettivo militare in prima linea di una guerra” (15) e parlava del sequestro “manu militari” della centrale di Zaporizhzhia, avvenuto il 4 marzo 2022 da parte della Russia, che ne decretava la proprietà il 5 ottobre dello stesso anno. I sei reattori VVER-1000/320 della Centrale, di progettazione russa, al momento dell’occupazione, producevano il 27% dell’elettricità. Da notare, come asseriva Zurita, che la posizione della Centrale sarebbe cruciale per l’approvvigionamento elettrico della Crimea e della regione del Donbas (16).

Inoltre, ancora secondo il rapporto di cui sopra, si apprende che, entro il 2036, la Russia dovrebbe dismettere (17) circa 13 unità, per una capacità totale di 10 GW, e che, attraverso la realizzazione di 38 nuovi reattori, comprese unità di medie e piccole dimensioni, la strategia russa prevede di aumentare la quota di generazione nucleare dal 20% al 25% entro il 2045. Nel complesso, incluse piccole centrali nucleari galleggianti, in Russia sono in costruzione 18 unità elettriche.

Tutto questo, rappresenta, come affermato poc’anzi, una base promozionale importante per “pompare” l’esportazione all’estero del nucleare russo e ampliare la propria area di influenza. Infatti, secondo il medesimo rapporto, al momento sono in costruzione 28 unità in nove paesi – India, Cina, Turchia, Egitto, Iran, Bangladesh, Ungheria, Uzbekistan e Kazakistan. In più, la Russia avrebbe stretto accordi per ulteriori 17 reattori in sei Paesi e starebbe conducendo colloqui con circa 15 ulteriori Stati. L’obiettivo dichiarato è arrivare a circa 50 nuovi reattori nell’ambito dei programmi di esportazione (18).

Come accennato all’inizio della trattazione, osservando la strategia di “espansione nucleare” russa, possiamo notare come la proiezione geografica coincida con molte delle aree di interesse prioritario della politica estera russa ed un fattore da tenere in grande considerazione e sul quale si giocherà la competizione soprattutto con l’Ue, con gli Usa e con la Cina è quello relativo all’esportazione degli Small Modular Reactors (SMR). Abbiamo già visto, infatti, come la Russia abbia avviato dialoghi sul tema con l’Egitto, ma contemporaneamente, essa preveda di installare nuovi impianti nucleari tradizionali ed SMR nelle regioni artiche, siberiane e dell’Estremo Oriente.

Gli SMR, per loro natura sono in grado di ampliare notevolmente la capacità di penetrazione commerciale di un qualsiasi Paese e, quindi, anche della Russia, perché: 1) richiedono investimenti iniziali inferiori; 2) possono essere installati in Paesi con reti elettriche limitate; 3) sono trasportabili e, come tali, possono prevedere una grande flessibilità di impiego in contesti diversi; 4) consentono l’implementazione del modello di business “Nuclear as a service”, in cui l’esercente si limita a vendere energia al “cliente”, realizzando l’impianto di produzione in prossimità del fruitore finale; 5) prevedono accordi negoziali e un modello di licensing più snelli.

Dal punto di vista geopolitico, quindi, gli SMR possono rappresentare un vero e proprio “moltiplicatore di forze” ai fini presenza nei mercati emergenti, anche in un’ottica di proiezione sui mari. E questo la Russia sembra saperlo molto bene. A tal proposito, come ci fa sapere WNN (19) il 24 agosto scorso sono stati installati due reattori nucleari RITM-200 sul rompighiaccio Leningrad, in costruzione presso il Baltic Shipyard di San Pietroburgo, nell’ambito del Progetto 22220, che rappresenta uno dei pilastri della strategia artica russa. Infatti, i rompighiaccio nucleari consentono alla Russia di: mantenere aperta la Rotta Marittima del Nord per periodi più lunghi dell’anno; sostenere esportazioni energetiche e minerarie dall’Artico; rafforzare la presenza strategica e militare nella regione; sviluppare una filiera industriale basata sui reattori navali RITM, dalla quale derivano anche alcune applicazioni SMR terrestri.
Al di là degli aspetti tecnici, questa tipologia di reattori, ad acqua pressurizzata con generatori di vapore integrati, ridurrebbe il rischio di perdite di refrigerante, nonché le dimensioni e il peso del reattore, semplificando, così l’installazione e lo smontaggio (20). Al momento, di tale Progetto, sono già operativi l’Artika, il Sibr l’Ural la Yakutia, più la Chukotka, che è stata sottoposta ad alcuni test. Due ulteriori sarebbero in costruzione: la Leningrad, appunto e la Stalingrado. Si tratta di reattori con una prospettiva di vita operativa di 40 anni (21). Il progettista è Afrikantov OKBM, facente parte della divisione costruzione macchine di Rosatom.

Si tratta proprio di quell’Afrikantov OKBM, che ha già progettato la prima centrale nucleare galleggiante operativa al mondo e che ha iniziato la sua attività commerciale nel maggio 2020. Secondo le intenzioni dei produttori, l’obiettivo è quello di rappresentare uno strumento di proiezione di potenza, a livello di produzione di energia da fonte nucleare, in luoghi remoti, come le aree desertiche, al fine di “alimentare gli impianti di dissalazione dell’acqua marina, che richiedono enormi quantità di energia” (22). Lo stesso dicasi per le regioni artiche, per lo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie che saranno accessibili a seguito del ritiro dei ghiacci polari. La centrale russa galleggiante sta producendo energia da n. 2 SMR da 35 MW(e), presso la città di Pevek nel Čaunskij rajon del circondario autonomo della Čukotka, mettendo a frutto, nel campo della produzione di energia da fonte nucleare, le tecnologie utilizzate originariamente, proprio per le navi rompighiaccio e per i sottomarini a propulsione atomica.

La Centrale galleggiante russa, “con i due reattori avrebbe richiesto 10 anni di lavoro e 450 milioni di euro di investimenti (23), 10 volte meno del costo di una centrale nucleare tradizionale. Secondo la compagnia Rosatom, si tratterebbe della prima di sei unità “chiavi in mano” fornite a bordo di una palestra, una piscina e un bar (senza alcolici) per l’equipaggio, rappresentando un volano di sviluppo per l’economia locale” (24). In estrema sintesi, il Progetto 22220 e l’Akademik Lomonosov rappresentano due applicazioni della stessa filiera tecnologica navale nucleare russa: la prima per la navigazione artica, con il conseguente rafforzamento del controllo russo sui corridoi marittimi settentrionali e l’aumento della presenza strategica nell’Artico, la seconda per la produzione di energia in aree remote, con la ovvia conseguenza della creazione di dipendenza energetica diffusa.

Cosa possiamo concludere, a valle dell’analisi descrittiva e delle considerazioni sopra espresse?

Ebbene, possiamo definire quello operato dalla Russia, un vero e proprio “Risiko” nel settore del Nucleare Civile; una strategia di ampliamento della propria sfera di influenza industriale e tecnologica nell’area di proprio interesse geopolitico. Si tratta di un fenomeno che sicuramente deve far riflettere l’Unione Europea, in quanto, nonostante l’impegno profuso sulla via della diversificazione delle forniture di materia prima (Uranio Naturale), ancora si registrano significative dipendenze dalla Russia nell’ambito della filiera del combustibile nucleare, (conversione, arricchimento, fornitura). Va sottolineato, a tal proposito che la Russia, nel 2023, ha fornito circa il 38% dei servizi di arricchimento utilizzati nell’UE e quote significative delle attività di conversione e della fornitura di combustibile per i reattori VVER dell’Europa centro-orientale (25). La Commissione europea e l’Euratom Supply Agency riconoscono infatti l’esistenza di “remaining dependencies from Russia” (26) nella filiera nucleare e stanno promuovendo strategie di diversificazione.

La seconda questione è più sistemica. La crisi internazionale che si è drammaticamente aperta nel febbraio 2022, con l’aggressione Russa all’Ucraina e si è aggravata negli ultimi mesi, con l’apertura del fronte Mediorientale Usa-Iran-Israele, che ha condotto alla grave compromissione dei traffici marittimi nello Stretto di Hormutz e ai conseguenti problemi nella fornitura dei prodotti petroliferi, focalizza l’attenzione proprio sulla questione della necessità, da parte dei Paesi membri dell’Unione Europea, di emanciparsi progressivamente da ogni forma di dipendenza energetica e di fornitura di materie prime da Stati autocratici, che possono utilizzare le forniture medesime come strumento di pressione a livello geopolitico. Una pressione che andrebbe ad integrare i molteplici aspetti della minaccia ibrida, che già i Paesi Europei stanno subendo.

Per raggiungere tali obiettivi, dobbiamo partire dal presupposto che l’autonomia energetica è conseguibile solamente attraverso il perseguimento del mix energetico completo, che non può prescindere dalla produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Questo riguarda soprattutto l’Italia che vede sul proprio territorio la presenza di un diffuso movimentismo antinuclearista fluido e variegato che va dai movimenti civici che, democraticamente e legittimamente manifestano il proprio dissenso, a gruppi più oltranzisti, a forte caratterizzazione ideologica (antagonismo e anarco-insurrezionalismo).

Ecco che la sfida è caratterizzata dalla necessità di convincere i primi della necessità di una strategia integrata per il conseguimento del mix energetico, attraverso una comunicazione istituzionale efficace e contrastare i secondi che non rappresentano più solamente un problema di Ordine Pubblico, ma di Sicurezza Nazionale.
E’ necessario tenere ben presente, infine, che l’esistenza di tali manifestazioni oltranziste di dissenso nei confronti dello sviluppo tecnologico ed energetico dei Paesi Europei fa gioco agli Stati Autocratici in grado di esercitare le pressioni sopra descritte. Questo non significa che tali Stati agiscano come registi del disordine o svolgano attività di manipolazione ed eventuale infiltrazione di tali gruppi – al momento non esistono prove da fonti aperte al riguardo – ma sicuramente essi possono avvalersi dei vantaggi derivanti dal rallentamento imposto dal dissenso, sul cammino del raggiungimento degli obiettivi sopra delineati.

*

Giovanni Calabresi è Vice-direttore e responsabile Area Nuclear Security della Direzione Tutela e Protezione Aziendale di Sogin SpA.

Il presente documento è stato elaborato con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale generativa per attività di assistenza redazionale, revisione linguistica, sintesi e organizzazione dei contenuti. Tutte le informazioni, le valutazioni, le conclusioni e la versione finale del testo sono state sottoposte a verifica, validazione e approvazione da parte dell’autore, che ne assume la piena responsabilità.

NOTE

1. https://www.rosatom.ru/en/about_rosatom/rosatom-s-integrated-offer/
2. https://nestcentre.org/the-nuclear-long-game-how-rosatom-became-a-tool-of-russian-influence/; 23 giugno 2026
3. World Nuclear News (21 agosto 2026); Russia plans to add 30 GW nuclear capacity, expand exports; https://world-nuclear-news.org/articles/russia-plans-to-add-30-gw-nuclear-capacity-expand-exports
4. Ibidem; Trad. Italiana
5. https://english.newstrack.com/world-news/putin-russia-nuclear-energy-expertise-rosatom-30-gw-expansion-624834; 21 agosto 2026
6. World Nuclear News (21 agosto 2026); Russia plans to add 30 GW nuclear capacity, expand exports; https://world-nuclear-news.org/articles/russia-plans-to-add-30-gw-nuclear-capacity-expand-exports
7. World Nuclear News (26 agosto 2026); Rosatom and Egypt discussing more potential units; https://world-nuclear-news.org/articles/rosatom-and-egypt-discuss-more-potential-units
8. Ibidem; Trad. Italiana
9. Ibidem; Trad. Italiana
10. Ibidem
11. Reattori VVER ad acqua pressurizzata di Generazione 3+
12. https://rosatom-mena.com/press-centre/news/construction-of-akkuyu-npp-unit-1-completed/ ;(22 giugno 2026)
13. Ibidem; Trad. Italiana
14. World Nuclear News (21 agosto 2026); Russia plans to add 30 GW nuclear capacity, expand exports; https://world-nuclear-news.org/articles/russia-plans-to-add-30-gw-nuclear-capacity-expand-exports; Trad. Italiana
15. https://www.cidob.org/en/publications/zaporizhzhia-nuclear-power-plant-taken-military-target-legal-and-technical-global; cit. Trad. Italiana
16. Ibidem; cit. Trad. Italiana
17. World Nuclear News (21 agosto 2026); Russia plans to add 30 GW nuclear capacity, expand exports;
https://world-nuclear-news.org/articles/russia-plans-to-add-30-gw-nuclear-capacity-expand-exports; Trad. Italiana.
18. Ibidem; cit. Trad. Italiana
19. World Nuclear News (24 agosto 2026); Reactors installed on nuclear-powered icebreaker Leningrad;
https://world-nuclear-news.org/articles/reactors-installed-on-nuclear-powered-icebreaker-leningrad ; cit. Trad. Italiana
20. Ibidem; cit. Trad. Italiana
21. Ibidem; cit. Trad. Italiana
22. https://www.wired.it/scienza/energia/2019/08/24/akademik-lomonosov-centrale-nucleare-galleggiante/; 08.09.2023
23. https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_nucleare_Akademik_Lomonosov
24. Ibidem; cit
25. Annual Report 2024; Euratom Supply Agency;
26. Annual Report 2025, Euratom Supply Agency;

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