Recensione – While Israel Slept. How Hamas Surprised the Most Powerful Military in the Middle East

di Alessandro Arcobasso – Come è stato possibile sorprendere l’esercito più potente del Medio Oriente?

Nel volume intitolato “While Israel Slept. How Hamas surprised the most powerful Military in the Middle East” (St. Martin’s Press, 2025), Yaakov Katz e Amir Bohbot rispondono a questo interrogativo, offrendo al lettore una delle prime ricostruzioni sistematiche delle criticità che hanno consentito ad Hamas di realizzare l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, in occasione del quale circa 1200 israeliani hanno perso la vita – tra cui 800 civili – e 250 sono stati rapiti.

In particolare, avvalendosi delle proprie competenze in materia, gli autori illustrano le ragioni di un asserito fallimento strategico e di intelligence, abilmente sintetizzato nel titolo del libro (“Mentre Israele dormiva”). Tale fallimento, imputato all’errata interpretazione delle informazioni raccolte sul campo, viene argomentato nel corso dell’opera che consta di sei capitoli, oltre all’introduzione e alla conclusione; la cui lettura restituisce un messaggio che non può essere ignorato: la superiorità tecnologica non implica quella informativa.

Nell’introduzione, si descrivono le attività di sorveglianza elettronica al confine tra lo Stato d’Israele e Gaza, condotte dalle giovani soldatesse (“tatzpitaniyot”) della base di Nahal Oz, sede dell’Unità di intelligence 414, incardinata nel Corpo di Protezione delle Frontiere delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Nell’ambito di queste attività, per mesi sono stati osservati e segnalati movimenti insoliti, esercitazioni e simulazioni d’assalto. Tuttavia, le segnalazioni sarebbero state sottovalutate o mal interpretate, nella convinzione che Hamas fosse più interessata ai benefici derivanti dal governo della Striscia, piuttosto che alle conseguenze di una guerra totale con Israele.

Eppure – evidenziano Katz e Bohbot – costruendo poligoni, addestrando i propri reparti e diffondendo video propagandistici ad hoc, Hamas aveva adottato una postura manifestamente aggressiva.

La narrazione delle ore precedenti l’attacco, effettuata nel primo capitolo (“How Did This Happen?”), è scandita da una serie di warnings che avrebbero dovuto far innalzare il livello di allerta, tra i quali: l’attivazione di numerose SIM card israeliane, da parte di soggetti affiliati ad Hamas; l’incremento delle comunicazioni; ed improvvisi guasti ai sistemi di sorveglianza, incluso un sofisticato apparato SIGINT, presidiato dall’Unità 8200. Nonostante ciò – si legge nel testo – lo «Stato Maggiore delle IDF […] sembrava accecato da una relativa calma».

Gli autori raccontano, tra l’altro, di una segnalazione notturna all’ora direttore del servizio di sicurezza interno (Shabak/Shin Bet), concernente insolite e non meglio identificate attività nei pressi di alcuni bunker, inizialmente scambiate per esercitazioni, simili a quelle rilevate dalle citate soldatesse.

Purtroppo, «le indagini condotte nel dopoguerra avrebbero poi rivelato lo sbalorditivo successo dell’infiltrazione di Hamas, con oltre tremila terroristi che hanno varcato il confine con Israele in più di sessanta punti […] sotto la copertura di oltre milletrecento razzi — il numero più alto mai registrato in un solo giorno dalla fondazione dello Stato ebraico».

Nel secondo capitolo (“Overcoming the Fear of Gaza”), ampliando l’orizzonte temporale della narrazione, viene illustrata la teoria secondo la quale l’attacco del 7 ottobre, qualificabile come sorpresa strategica, sarebbe il risultato di un processo di sostanziale disimpegno nella Striscia di Gaza, iniziato nel 2005 con il ritiro delle truppe ivi stanziate. Lo Stato d’Israele, infatti, optò per una strategia di contenimento basata sull’impiego di barriere fisiche, sulla superiorità tecnologica e sulla deterrenza militare.

Al riguardo, Katz e Bohbot evidenziano come tale riduzione della pressione operativa, da parte di Gerusalemme, abbia consentito ad Hamas di rafforzare le proprie capacità belliche; mentre la crescente attenzione nei confronti del programma nucleare iraniano e dell’attivismo di Hezbollah al confine israelo-libanese, determinavano una rimodulazione delle priorità di intelligence.

Coerentemente con la linea argomentativa scelta, nel terzo capitolo (“The Tunnel Blindness”) si analizza la trasformazione di Hamas da “semplice” formazione terroristica a vera e propria organizzazione militare. Un’evoluzione che, a detta degli autori, sarebbe avvenuta nell’arco di un ventennio, sotto gli occhi di Israele, in virtù della richiamata strategia di contenimento.

In questo contesto, vengono messe in risalto le accresciute competenze delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, ala militare di Hamas, nonché la costituzione delle unità d’élite note come Nukhba; sullo sfondo di importanti investimenti nello sviluppo delle capacità missilistiche e nella costruzione di infrastrutture sotterranee.

Giova precisare che il capitolo in questione si conclude con un accenno alla differenza tra osservazione e comprensione dei fenomeni, nell’ambito dell’intelligence analysis.

Nel quarto capitolo (“The Birth of Hamas”), dedicato alla preparazione dell’attacco, gli autori fanno leva su una tematica controversa: la precedente acquisizione, da parte dell’intelligence israeliana, di un documento denominato “Jericho Walls” (Mura di Gerico). In questo documento, Hamas aveva descritto un piano articolato per superare le difese lungo il confine con Gaza e sferrare un attacco simultaneo, contro obiettivi militari e civili, da realizzarsi con un’adeguata copertura aerea, mediante il lancio di un elevato numero di razzi in territorio israeliano; similmente a quanto si è verificato il 7 ottobre 2023. Trattando questo argomento, vengono, inoltre, denunciati un deficit nella valutazione strategica della raccolta informativa, operata dalle diverse componenti della comunità intelligence, ed un eccesso di fiducia nei confronti dell’infrastruttura tecnologica implementata lungo il predetto confine.

La drammaticità degli eventi in argomento è descritta nel quinto capitolo (“Targeted Strikes”). Tra essi, il lancio di razzi nei pressi del kibbutz di Re’im, durante il “Nova Music Festival”. In quella circostanza hanno perso la vita più di 350 persone, mentre 44 venivano rapite. Sul piano militare, gli autori mettono in risalto le difficoltà registrate dalla catena di comando nel disporre di un quadro completo della situazione, anche al fine di ordinare una mobilitazione su larga scala. Il capitolo, peraltro, si chiude ponendo l’accento sull’impatto psicologico e politico degli eventi narrati, equiparando gli stessi alla quarta guerra arabo-israeliana (1973) che ebbe inizio da un attacco coordinato da parte dell’Egitto e della Siria, lanciato nel cosiddetto giorno dell’espiazione (“Yom Kippùr”).

Nel sesto capitolo, intitolato “Paying Terrorist Blackmail” (Cedere al ricatto dei terroristi) gli autori affrontano il tema dei finanziamenti inviati dal Qatar a Gaza, verosimilmente tollerati dal governo israeliano, nella convinzione che ciò avrebbe tenuto a bada Hamas.

In proposito – rilevano Katz e BohBot – «l’unica persona che espresse una certa preoccupazione fu il capo dello Shin Bet [Ronen] Bar, il quale suggerì che le IDF concentrassero i propri sforzi sulla neutralizzazione del quartier generale di Hamas in Cisgiordania; che, secondo lui, stava dirigendo e finanziando il terrorismo contro i coloni israeliani».

Ronen Bar, che era stato nominato direttore dello Shabak/Shin Bet nel 2021, durante il governo guidato da Yair Lapid, si è dimesso nel 2025 – come noto – dopo un lungo confronto mediatico con il primo ministro israeliano in carica, Benjamin Netanyahu.

Nella conclusione, sottotitolata “Preventing Another October 7” (Prevenire un altro 7 ottobre), si offre al lettore un bilancio delle responsabilità politiche e militari dell’attacco terroristico in argomento che, evidentemente, assume i connotati di un monito.

Pertanto, elevando la prospettiva di osservazione dalla dettagliata narrazione dei fatti alla complessiva illustrazione di un caso di studio in materia di strategic surprise e warning intelligence, questo libro costituisce una pregevole dimostrazione di come una combinazione tra fiducia nella deterrenza, compartimentazione informativa, rigidità cognitiva e dipendenza dalla tecnologia, possa compromettere anche uno dei sistemi di sicurezza più avanzati al mondo.

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Alessandro Arcobasso è dottore di ricerca in “Scienze politiche, dell’amministrazione e relazioni internazionali” presso l’Università Complutense di Madrid. In Italia ha conseguito le lauree in Relazioni e politiche internazionali, Scienze della comunicazione ed Economia.

Ha frequentato, tra le altre, la London School of Economics, la Luiss School of Government, la Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” e il Centro Alti Studi per la Difesa, dove ha studiato negoziazione, amministrazione e governo del territorio, sicurezza nazionale, cooperazione civile-militare.

È autore di: Segreto di Stato e informazioni classificate. L’Analisi Comparatistica Strutturata nel Counter-Lawfare (2026); Shabak. La sicurezza interna di Israele tra antiterrorismo e intelligence diffusa (2025); La vulnerabilità socioeconomica dell’Italia: evidenze, percezioni e ipotesi (2021); Rethinking political warfare in Italy: a bottom-up approach (2020); Sicurezza economica. Intelligence, imprenditoria e programmazione per difendere l’occupazione (2017).

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