Recensione – Alessandro Arcobasso, “Shabak. La sicurezza interna di Israele tra terrorismo e intelligence diffusa”

di Michele Costantini – Nel saggio intitolato “Shabak. La sicurezza interna di Israele tra terrorismo e intelligence diffusa”, Aracne Editore, Roma 20 luglio 2025, Alessandro Arcobasso si colloca tra i pochi studiosi italiani che si sono interessati al servizio di sicurezza interna dello Stato di Israele. In generale, la letteratura internazionale in merito è molto limitata: ciò è dovuto, come osserva lo stesso autore, dall’assoluta segretezza che ha interessato l’attuale Israeli Security Agency e, specialmente prima degli anni Duemila, dalla limitata copertura normativa, fatto che contraddistingue l’intelligence israeliana ed è particolarmente attuale per il Mossad.
Per quanto attiene alla letteratura internazionale in materia, si possono ricordare alcuni testi recenti in lingua inglese, come “Shin Bet” di Carmi Gillon, ambasciatore e direttore dell’Agenzia dal 1994 al 1996; Yaakov Peri, (2014), The Gatekeeper, di Dror Moreh (2015); Anat Kurz (2021), Diskin Yuval (2022), e vari altri, mentre in italiano compare solo il saggio “Shin Bet” di Antonella Colonna
Vilasi. Ancora più scarna appare la letteratura focalizzata sugli aspetti legali e normativi che regolano le funzioni del Servizio: si può ricordare, tra le riviste specializzate, la Israeli Law Review e, tra i vari studi accademici in materia, quelli di Walter Homolka e Christian Kirchner. Numerosi studi si concentrano, comunque, sulla supervisione dell’operato dei servizi o sulla garanzia dei diritti, primo fra tutti, la privacy.

Copertina saggio Alessandro Arcobasso, Shabak, Aracne Editore 2025Diverso è invece l’approccio proposto da Alessandro Arcobasso, che fornisce una panoramica delle attività dello Shabak a partire dalle molteplici esigenze di sicurezza dello Stato, quest’ultimo considerato sotto la prospettiva della teoria geopolitica. Essa è intesa, con Kjellen, come scienza dello stato, che nella prospettiva moderna, impone di analizzare non solo i canonici aspetti della statualità,
territorio, popolo e governo, ma anche le rappresentazioni o immagini collettive, che il popolo ha di sé stesso nel mondo circostante. La sicurezza, che l’intelligence è preposta a garantire, viene dunque declinata nella molteplicità di significati ed esperienze che, come già nell’intuizione di Ratzel, contraddistinguono il territorio.(1) Degne di interesse non sono, quindi, solo le minacce interne ed esterne ai confini statali e la molteplicità delle strategie degli avversari, ma anche l’immagine che le istituzioni possono conquistare nelle menti della propria popolazione, sul terreno del confronto tra le diverse rappresentazioni e significati mediorientali.
L’analisi proposta muove, dunque, dal contesto geopolitico, al primo capitolo, che ricomprende anche alcuni testi normativi centrali nella politica di sicurezza israeliana; approfondisce, al secondo capitolo, le funzioni e gli ambiti di operatività dello Shabak e culmina, al terzo capitolo, nell’analisi di alcuni casi studio, relativi ad operazioni divenute di dominio pubblico.

La sicurezza nazionale viene considerata sotto un’ampia prospettiva, che abbraccia, da un lato, le azioni strategiche del Governo, degli avversari e dei nemici esterni ed interni, dall’altro, all’interno del dominio cognitivo, la coesione del corpo sociale e l’immagine che questo ha di sé stesso e delle sue istituzioni.(2) Entro queste due dimensioni opera il Servizio di Sicurezza interna dello Stato di Israele, la cui architettura è progettata e normata per agire in ambiti diversificati.

Il primo capitolo, “Il contesto geopolitico”, dedica un primo paragrafo all’evoluzione geografica di Israele, i cui confini hanno seguito via via gli esiti delle sfide esistenziali che gli sono state poste innanzi. Il secondo paragrafo offre una panoramica ordinata dello stato attuale delle relazioni conflittuali di Israele con gli attori confinanti. Già le maggioranze con cui fu adottata la risoluzione 181 del 1947 (33 membri su 56) prefiguravano l’attuale persistente conflittualità di una regione del Medioriente complicata ed eterogenea: a fianco di Stati, come l’Iran e la Siria – quest’ultima oggi dalla statualità fortemente compromessa, l’Egitto, la Giordania, il Libano e la Turchia, non confinante, ma parimenti influente sulle dinamiche regionali e, specialmente, siriane, cui deve aggiungersi l’Autorità Nazionale Palestinese, si annoverano potenti e diversificati attori non statali. È il caso di Hezbullah, Hamas, il governo Houthi Yemenita e le milizie sciite irachene, che operano a vario titolo nel quadro del conflitto di lunga durata tra Iran e Israele.
L’elenco non può essere esaustivo, poiché gli equilibri interni ad ognuno di questi Stati, Israele compreso, discendono dagli accordi stretti tra i governi e le molteplici etnie e confessioni religiose che costituiscono i rispettivi corpi sociali. A titolo di esempio, è assai attuale il ruolo ricoperto dalle comunità druse internamente a Israele e Siria.(3)
Lo studio si muove su un terreno reso ancor più impervio da una conflittualità dominata da strategie ibride, sia a livello delle logiche di impiego delle forze sul campo, che tecnologico. Sfruttando la complessità etnoculturale, prende forma un’inedita frammentazione delle strategie e delle istanze degli attori coinvolti. Sotto questo profilo, il saggio di Arcobasso è molto attuale, vista la varietà di fronti
e strategie messe in campo da tutti gli attori dei conflitti scatenatisi a partire dagli attacchi portati da Hamas il 7 ottobre 2023 contro obiettivi militari e civili israeliani. Nonostante l’apice dello scontro, individuabile nella Guerra dei 12 giorni tra Tel Aviv e Teheran, pare superato, ad oggi le prospettive di una soluzione del conflitto che ruota attorno alla questione di Gaza paiono lontane.(4)

Tuttavia, deve essere ricordato, come lascerà intendere l’autore nei paragrafi successivi, dedicati alla descrizione delle articolazioni funzionali dello Shabak, che concorre alla complessità del quadro della sicurezza interna di Israele anche il terrorismo ebraico, attivo a più riprese dagli anni Cinquanta e che ha intensificato le proprie attività a partire dagli anni Ottanta del novecento. A questo proposito, nel suo breve saggio sul tema, Antonella C. Vilasi elenca dodici organizzazioni che in diversi periodi hanno operato in nome di obiettivi politici, territoriali e nazionalistici.(5)
In chiusura del primo capitolo, il saggio include nel contesto geopolitico, quattro testi normativi che predispongono, anche in termini programmatici, gli attuali strumenti della politica di sicurezza e di difesa di Israele e il perimetro entro cui impiegarli. Viene praticata, così, una scelta metodologica interessante, che concorre, come vuole l’analisi geopolitica, a costruire un quadro verosimile della
realtà, comprendendo aspetti che diversamente sfuggirebbero ad un primo approccio all’argomento. Vengono così introdotte: la Legge sul servizio di difesa, L. 5746 del 1986, che riformulò i criteri di arruolamento nelle forze armate israeliane, una volta assorbiti gli esiti incerti dell’operazione Peace for Galilee (6) e formalizzatosi il movimento di Hezbollah (1985) in quanto forza organizzata e attiva sul confine libanese; la General Service Law, legge 5762 del 2002, istitutiva del General Security Service, divenuto poi Israeli Security Service, altrimenti noto come Sherut ha-Bitaẖon ha-Klali o, più brevemente, Shabak o Shin Bet; la Counter Terrorism Law n. 5776 del 15/6/2016, che definisce gli elementi essenziali di un atto terroristico e le autorità preposte al suo contrasto; infine, viene ricordata la Legge 5778 del 2018, “Basic Law of 2018 – the Nation State of the Jewish People”, che integra la Costituzione di Israele, stabilendo princìpi dalle rilevanti ricadute sulla sicurezza dello Stato, primo fra tutti, la controversa designazione di Gerusalemme unita quale città Capitale.Il richiamo alle leggi 5762 (2002) e 5776 (2016) introducono, di fatto, il secondo capitolo, interamente dedicato alla disamina dello Shabak, come si spiega di seguito.

La legge 5762 del 2002, istitutiva del General Security Service (poi Israeli Security Agency), fu la prima occasione in cui venne formalizzato il servizio di intelligence interna di Israele nell’ambito di un unico testo normativo. In essa erano definiti i caratteri del dipendente del Servizio e le istituzioni parlamentari ad esso sovraordinate – il Comitato Parlamentare per gli affari del Servizio e il Comitato ministeriale, le funzioni e compiti del servizio e i criteri di nomina degli organi di vertice. Prima di allora, lo Shabak operava in assenza di una sua completa formalizzazione normativa, in una condizione equiparabile a quella attuale del Mossad.(7)
In particolare, di grande attualità ed istruttivo per gli studiosi del settore, è l’art. 3 della legge che, trattando delle relazioni dello Shabak con il Governo, imputa a quest’ultimo la nomina del direttore, su proposta del Primo Ministro. Tale delicata relazione è stata ricordata dallo scontro del maggio 2025, tra il Primo Ministro, Benjamin Netanyahu e il direttore dell’Agenzia, Ronen Bar che, dopo aver accettato parte della responsabilità del fallimento di intelligence che ha permesso il verificarsi degli attacchi del 7 ottobre 2023, si dimetteva in favore del generale David Zini. (8) La vicenda toccava gli equilibri costituzionali, nel pieno delle crisi con l’Iran e Gaza e del conflitto interno tra il premier e la magistratura, che indagava Netanyahu sul Qatargate. Così, il cambio di vertice di una figura
strettamente legata alle competenze del Primo Ministro innescava un aspro dibattito sulla decisione del premier e incertezze sull’indipendenza effettiva del Servizio dal Governo.(9) Questi fatti segnalano, come indicato dalla letteratura dedicata al controllo parlamentare sull’intelligence, che il rapporto tra potere politico e agenzia di intelligence costituisce uno dei punti di maggior tensione dell’architettura costituzionale.

La legge 5776 del 2016, ricorda l’importanza della copertura legislativa delle attività svolte dal servizio di intelligence. Oggetto di dibattito dal 2010 e incentrata sulla definizione di atto terroristico e di organizzazione di supporto al terrorismo, la legge aveva lo scopo di perseguire quelle istituzioni umanitarie e caritatevoli tramite le quali Hamas otteneva sostegno finanziario, logistico e sociale, ricomprendendo tale fattispecie nella definizione di terrorismo.(10) La legge, non introdusse sostanziali novità, se si considera che già si faceva ricorso all’accezione di “prohibited organizations” delle “Defense Regulations” risalenti al mandato britannico, rafforzate dalle Emergency Prevention of Terrorism Ordinance del 1948 e sue successive modifiche e della Prohibition of the Finance of Terror Law (2005).(11) Mentre, in seguito al ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza (2005) diveniva importante abbandonare la normativa dello Stato di emergenza del 1948, garantendo severe penalità, la priorità dell’Israel Security Agency era che la nuova norma non limitasse i poteri operativi di cui già godeva l‘Agenzia. Infatti, al centro del dibattito svoltosi in sede di Commissione parlamentare vi era l’esigenza di limitare la marcata discrezionalità di cui godeva l’esecutivo nella definizione delle “supportive organizations” a causa di una definizione ancora vaga, assicurando il bilanciamento tra tutela dei diritti umani e repressione del fenomeno criminoso. Detta discrezionalità sarebbe stata limitata tramite la modifica della norma, che avrebbe richiesto al Ministero della Difesa di inserire l’organizzazione di supporto in un apposito registro, nel quale esplicitare la natura della connessione tra l’organizzazione civile e la struttura terroristica.(12) Al contempo, sarebbero state mantenute severe disposizioni, come la demolizione degli immobili di soggetti sospettati di terrorismo permessa dalle “Defense Regulations”, cui Arcobasso dedica un paragrafo nel successivo capitolo.

Questi testi normativi richiamano uno dei fondamenti delle intelligence dello stato di diritto moderno: infatti, nel caso analizzato, dal punto di vista dell’Agenzia, l’aggiornamento normativo avrebbe garantito una più chiara copertura legislativa alle operazioni, superando eventuali conflitti con la magistratura o scandali che avrebbero rovinato l’immagine delle istituzioni agli occhi dei cittadini,
simili a quello scatenato dall’uccisione dei dirottatori del Bus 300 (1984),(13) o dell’attentato a Ytzak Rabin, già citati nel saggio di Arcobasso. Infine, la scelta di Arcobasso di richiamare la Basic Law 5778 del 2018, è giustificata dall’estrema attualità della norma, vista la natura programmatica di disposizioni dalle rilevanti ricadute sulla politica e sulla sicurezza dell’intera regione. Questa legge segna un cambio di passo della politica israeliana rispetto agli accordi internazionali, in particolare di Camp David (1978) e Oslo (1993), in specie per quanto attiene allo status di Gerusalemme, qui definita a chiare lettere come la Capitale dello Stato e alle differenze stabilite tra i cittadini israeliani di religione ebraica e di lingua araba. La rimessa in discussione di questi accordi segna una recrudescenza delle tensioni all’interno e all’esterno dello Stato e una nuova pressione sui servizi di intelligence.(14)

Il secondo capitolo, “Il servizio di sicurezza interna”, centro dello studio, è dedicato all’analisi dell’assetto organizzativo e operativo dello Shabak. L’autore intende rappresentare in modo trasversale le principali funzioni del servizio, incentrate sulla prevenzione del terrorismo, sul suo contrasto e repressione e sull’“intelligence diffusa”, intesa come la raccolta informativa aperta a tutti gli ambiti,
servizi e settori, pubblici o privati, che intervengono nell’ambito della sicurezza dello Stato. Dopo un rapido excursus storico di apertura, sull’evoluzione dello Shabak a partire dal 1949, anno della sua ufficiale fondazione, viene descritta la struttura dell’Agenzia, gli ambiti operativi e le quattro articolazioni funzionali, desumibili dalla letteratura in materia: Arab department, Israel and Foreign
Department, Protective Security Department, Cyber and Technology Department.
La principale lezione da trarre è la continua evoluzione organizzativa e la capacità di adattamento alle sfide contingenti richiesta a un servizio di intelligence efficiente. Nel caso di studio, abbandonato il servizio intelligence dell’Haganah e passando per il Mahatz, lo Shabak amplia le sue sfere di competenze: dal contrasto al terrorismo ebraico, al controspionaggio, fino, a partire dalla guerra dei
Sei Giorni, al controspionaggio e controterrorismo nei territori palestinesi e nella Striscia di Gaza. Infine, fornendo cenni descrittivi su alcune delle più note operazioni, viene data un’idea più realistica di tali competenze. In particolare, deve essere notata l’impostazione scelta dall’autore, utile anche a fini didattici, di distinguere la raccolta informativa in funzione della prevenzione al terrorismo o del contrasto alla minaccia terroristica.

Nel secondo capitolo, la sezione dedicata alle funzioni di prevenzione del terrorismo, segnala l’importanza dell’evoluzione dell’intelligence israeliana verso l’”intelligence multidisciplinare”. Anche nei recenti conflitti e, in particolare, in quello combattuto contro l’Iran, Israele si è contraddistinto nella capacità di realizzare quelle intelligence-driven operations, contraddistinte dall’immediata fruibilità delle informazioni di intelligence da parte delle unità operative delle Forze Armate, che solo dei
processi congiunti di raccolta informativa da parte dei diversi corpi dello Stato possono permettere. In questo conflitto Israele ha senza dubbio dato prova della propria superiorità tecnologica regionale, risultando, tuttavia, carente nella valutazione degli altri fattori geopolitici che costituiscono la capacità di resistenza e resilienza di uno Stato.(15) A tal proposito, nel paragrafo “Intelligence
Predittiva” Arcobasso ricorda che, in seguito alla palese incapacità di prevedere le intifade palestinesi, l’intelligence israeliana avrebbe investito sull’analisi strategica, aprendo la strada ad un vasto impiego dell’intelligenza artificiale nella raccolta informativa a fini previsionali.

Parimenti, viene ricordato il ruolo innovativo svolto dall’intelligence israeliana nell’ambito della protezione delle infrastrutture critiche, primeggiando in quella che è divenuta una prassi dei servizi occidentali, che vedono estese le proprie competenze alla protezione delle infrastrutture industriali, di trasporti e comunicazioni, energetiche e finanziarie.(16) Il successivo paragrafo, descrittivo delle funzioni di contrasto al terrorismo, è articolato sulla distinzione tra vari livelli della gestione delle informazioni. Nel primo, la Hasbara, si occupa delle narrazioni volte a influire sulle percezioni della popolazione; successivamente si hanno le operazioni di contrasto alla propaganda avversaria svolta online; infine, la raccolta informativa tramite SIGINT e COMINT finalizzata ad operazioni offensive, spesso eseguite dall’Aviazione.
Il quarto paragrafo fornisce accenni alla materia della detenzione amministrativa e della demolizione di immobili, deviando dalla struttura del capitolo sopraindicata, incentrata sulla distinzione tra le funzioni di prevenzione e di contrasto al terrorismo. Tuttavia, è evidente l’intento dell’autore di coprire l’intero panorama della gestione della sicurezza israeliana senza trascurare una prassi ampiamente dibattuta,(17) per quanto normata. La questione avrebbe direttamente chiamato in causa i vertici dello Shin Bet, quando nel 2015 criticarono l’eccessiva indulgenza dimostrata dalla magistratura israeliana verso gli estremisti ebrei. Il tema sarebbe stato nuovamente sollevato anche recentemente (2024), quando le IDF e lo Shin Bet, in seguito a tre attacchi ai danni di civili palestinesi
e delle IDF, richiesero al Ministro Katz il ripristino della detenzione amministrativa per l’estremismo ebraico.(18)
Nell’ultimo paragrafo del capitolo, l’autore annovera tra i tratti distintivi dell’intelligence israeliana la condivisione strutturata delle informazioni e la cooperazione tra agenzie dello Stato ed enti privati. Anche in questo caso i servizi israeliani anticipano le linee di sviluppo di qualsiasi struttura di intelligence moderna, concentrandosi, sin dalla loro nascita, sulla condivisione di intelligence, oggi in
tempo reale, nonché di personale tra agenzie e forze armate. Di più, Israele si contraddistingue per la costituzione di quell’ “ecosistema della sorveglianza”, costituito dalla collaborazione tra organizzazioni pubbliche e private e operante sempre più nello spazio cibernetico, materia oggi di competenza dell’Israel National Cyber Directorate.

Infine, il terzo capitolo è dedicato all’analisi di quattro casi studio – l’attentato di Fiumicino (1985); l’assassinio di Ytzhak Rabin (1995); l’operazione Protective Edge (2014); l’operazione Breaking Down (2022) – tramite i quali l’autore si ripropone di studiare le modalità operative del servizio e l’interoperabilità con altre agenzie e le Forze Armate. A questo proposito, nonostante l’autore riesca a trarre delle conclusioni, sarebbe desiderabile una più ampia base di dati e informazioni. Si deve però osservare che il tratto distintivo della materia è la penuria di informazioni open source e la limitata letteratura scientifica sul tema. Anche per tale ragione questo studio deve essere apprezzato, volendo espandere la ricerca scientifica all’interno di ambiti per loro definizione riservati.

Per quanto riguarda la struttura del testo, alcuni passaggi meriterebbero una migliore contestualizzazione, costituendo un buon punto di partenza per ulteriori approfondimenti. In definitiva Alessandro Arcobasso propone un raro saggio in lingua italiana sull’intelligence israeliana, a tratti manualistico, ragionato e precisamente strutturato, che raccoglie in un’unica analisi le tante sfaccettature del vasto mondo della sicurezza dello Stato, dal quale si possono evincere buone prassi, prospettive di sviluppo e organizzative dei servizi d’intelligence moderni, assai utili a qualsiasi studioso della materia o a chi intendesse avvicinarsi all’argomento per la prima volta.

 

Michele Costantini è laureato in Relazioni Internazionali con tesi sulla politica estera italiana; si specializza sugli studi di intelligence e sulla geopolitica. In particolare, dopo il corso in Intelligence e Sicurezza Nazionale della Cesare Alfieri ha conseguito il dottorato in geopolitica. I suoi campi di studio sono la teoria geopolitica, l’analisi d’intelligence e la strategic foresight.

 

NOTE

1)Koselleck, Reinhart. 2000, Raum und Geschichte. In Zeitschichten. Studien zur Historik, p. 78-96. Frankfurt am Main: Suhrkamp.
2) Hedvig Ördén “The neuropolitical imaginaries of cognitive warfare”, First published online October 21, 2024, https://doi.org/10.1177/09670106241253527 – sul tema, si rimanda alla bibliografia citata nell’articolo;
3) Eve Afifa Kheir, “The Druze Community in Israel: A Model of Minority Integration”, April 21, 2025 https://gjia.georgetown.edu/2025/04/21/the-druze-community-in-israel-a-model-of-minority-integration/
4) Ad agosto 2025, Tel Aviv afferma di voler completare l’invasione di Gaza, dopo vent’anni dal ritiro dei piani di colonizzazione di Sharon. https://www.thenationalnews.com/podcasts/beyond-the-headlines/2025/08/08/why-has-israel-decided-to-reoccupy-gaza-and-at-what-cost/
5) Cfr. Antonella Colonna Vilasi, Shin Bet. Operazioni, storia ed evoluzione, Youcanprint, 2020, pp. 36-46.
6) Dr. Hanan Shai, “The 1982 Lebanon War and Its Repercussions for Israel’s National Securit”, June 4, 2020 https://besacenter.org/1982-lebanon-repercussions/
7) Ze’ev Segal, “A Law for the Mossad”, Haaretz, https://www.haaretz.com/2002-09-30/ty-article/a-law-for-the-mossad/0000017f-e4cc-d38f-a57f-e6de5dea0000
8) The National, “Resignation of Israel’s security chief Ronen Bar leaves trail of unanswered questions” – https://www.thenationalnews.com/news/mena/2025/04/29/israels-security-chief-ronen-bar-resigns-amid-court-battle-over-sacking-by-netanyahu/
9) Jeremy Sharon, “Netanyahu’s appointment of David Zini as Shin Bet chief is fraught with obstacles” , The Times of Israel, https://www.timesofisrael.com/netanyahus-appointment-of-david-zini-as-shin-bet-chief-is-fraught-with-obstacles/
10) 2011 Bill, explanatory notes to § 2, at 1410
11) Cfr. CLJC Legal Advisor, Preparatory Document, Counter-Terrorism Bill, 2011: The Definition Of “Member of A Terrorist Group” 3 (Nov. 6, 2014);
12) Lila Margalit, The consideration of rights in the Israeli Counter-Terrorism Law, International Journal of Constitutional Law, Volume 19, Issue 2, April 2021, Pages 603–633, https://doi.org/10.1093/icon/moab056
13 Cfr. Antonella Colonna Vilasi, Shin Bet. Operazioni, storia ed evoluzione, Youcanprint, 2020, p. 62; Gidi Weitz, “New Testimonies on Bus 300 Affair Reveal How Lies Protected Israel’s Secret Service”, Haaretz 6 April 2013.
14) Si noti che il tema è oggetto di punti di vista assai differenti: per esempio si veda: Honaida Ghanim, introduction Israel’s Jewish Nation-State, Birzeit University Law https://www.academia.edu/38228376/introduction_Israel_s_Jewish_Nation_State_Law_pdf
Yoav Peled, Israel’s Jewish Nation Law, Tel Aviv University, https://www.academia.edu/37493639/Israels_Jewish_Nation_Law?nav_from=e8cce25a-8a88-45ef-94c1-12bf602c21fa
15) Zvi Smith, Benoit Faucon, Through Trial and Error, “Iran Found Gaps in Israel’s Storied Air Defenses”, Wall Street Journal, July 15, 2025, https://www.wsj.com/world/middle-east/iran-israel-air-defense-362826e3
16) Vedasi la riforma dell’intelligence Italiana, tramite la legge 124/2007 e la successiva L. 133/2012
17) A. Sakhwil et al. Israel, House Demolitions in the Occupied Palestinian Territory, Icrc, How Does Law Protect In War? https://casebook.icrc.org/case-study/israel-house-demolitions-occupied-palestinian-territory
18) “Israel Katz, security forces squabble over Jewish detentions amid West Bank settler violence”, The Jerusalem Post, Dec 4-2024 https://www.jpost.com/breaking-news/article-831907

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