I flussi migratori nel contesto della minaccia ibrida

di Massimo Bontempi. Nel mese di Novembre del 2025 il Ministro della Difesa Crosetto ha pubblicato un non-paper incentrato sul contrasto alla guerra ibrida (1): si è trattato di uno dei primi, se non il primo, documento di provenienza istituzionale a mettere mano a questa complessa tematica. Data la posizione dell’autore, nonché la sua riconosciuta esperienza e competenza, il lavoro è particolarmente centrato sul versante militare della questione; non è tuttavia sfuggito al Ministro un altro importante aspetto delle varie sfaccettature con le quali si può presentare, e può essere declinata, la guerra ibrida. Dopo aver ripreso la definizione di minaccia ibrida così come delineata dal Glossario del DIS (“…quella portata da attori statuali, anche attraverso attori non statuali che operano come agenti o proxy, mediante una combinazione di azioni sinergiche in vari domini, diplomatico, informativo, militare, economico-finanziario e dell’intelligence. È oggi una delle principali sfide per le democrazie occidentali. L’obiettivo è erodere la resilienza democratica, minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, dividere le società, influenzare le opinioni pubbliche con false informazioni “), già nell’elencazione degli attori principali il Ministro Crosetto indica infatti “la strumentalizzazione dei flussi migratori ai fini destabilizzanti” tra le attività tipiche della Russia.

La strumentalizzazione dei migranti può essere definita come una strategia a basso costo che sfrutta i flussi migratori come leva geopolitica: gli attori mirano infatti a influenzare o destabilizzare il target, ottenere un riconoscimento, un vantaggio diplomatico o uno di tipo economico, sfruttare le tensioni interne nel paese bersaglio, polarizzare l’opinione pubblica e alimentare movimenti politici estremisti. Queste attività si sono sviluppate soprattutto nel contesto dell’aggressione condotta da Mosca contro l’Ucraina e proprio per questo, per la loro ampiezza e diversificazione, hanno assunto l’aspetto di una vera e propria guerra ibrida: oltre ad azioni ostili nel dominio Cyber, ad attentati e sabotaggi in paesi che sostengono lo sforzo bellico di Kiev ed a massicce campagne di disinformazione, è opinione concorde che la pressione migratoria dalla Bielorussia verso la Polonia, registratasi negli anni recenti, sia stata orchestrata da Mosca, attuata con l’aiuto delle autorità di Minsk e strumentalizzata a fini politici, costringendo Varsavia ad istituire una zona di esclusione lungo circa 60 chilometri del confine polacco-bielorusso e Lituania e Lettonia ad erigere barriere ai confini.

Proprio la Bielorussia riveste, ed ha rivestito, un ruolo importante nella materia oggetto di questo scritto, avendo operato nel tempo sia come attore principale che come proxy. L’Hybrid CoE (Centre of Excellence) europeo ha prodotto alcuni documenti nel corso del corrente anno (2) che analizzano le attività bielorusse nello sfruttamento dei migranti, a partire dal 2002 e 2004, quando il Presidente Lukašenko minacciò di “inondare l’Europa di migranti clandestini e droga ” come ritorsione ad una decisione a lui contraria presa in ambito UE. Tale minaccia fu poi attuata nel 2021, quando Minsk, per rappresaglia a sanzioni europee successive alle contestate elezioni del 2020, iniziò a trasferire migliaia di migranti irregolari, dei quali aveva favorito l’arrivo in Bielorussia con un’apposita politica di liberalizzazione dei visti e rotte aeree agevolate, prima al confine con la Lituania e successivamente anche con Polonia e Lettonia, lasciandoli liberi lungo la c.d. rotta dei confini orientali, una delle meno frequentate rispetto alle altre rotte censite da Frontex.

I voli, effettuati con aerei della compagnia di bandiera bielorussa, venivano agevolati da agenzie di viaggio legate all’apparato presidenziale di Minsk ed i migranti colà giunti venivano alloggiati in strutture alberghiere di stato, prima di essere instradati verso la frontiera anche a mezzo di autobus militari. A metà settembre 2021 la Polonia aveva segnalato oltre 7.000 tentativi di attraversamento illegale del confine, la Lituania circa 4.200 e la Lettonia più di mille. L’obiettivo generale di quell’operazione di minaccia ibrida per la Bielorussia era stato quello di aumentare la propria influenza relativa sminuendo quella dei suoi concorrenti o rivali, equiparando la sua gestione dei diritti umani a quelle delle democrazie occidentali: quando la televisione di stato bielorussa mostrava le guardie di frontiera dell’UE che rifiutavano l’ingresso a centinaia di migranti ammassati alle frontiere esterne la propaganda bielorussa trasmetteva il messaggio che, dopotutto, l’UE non è poi così aperta agli stranieri o che ha un’interpretazione ipocrita e selettiva del diritto internazionale; se questi respingimenti sembravano discriminare i migranti sulla base di razza, etnia o religione, la propaganda bielorussa poteva affermare che gli europei non sono fedeli ai propri valori o che non sono migliori della Bielorussia, a sua volta ingiustamente perseguitata per aver commesso violazioni dei diritti umani, né più né meno come le “presunte” democrazie.

Tra gli attori principali della campagna ibrida di stampo migratorio si devono annoverare il KGB bielorusso, che mantiene stretti contatti con il FSB russo ed il Comitato Statale per la Frontiera, che Polonia e Lituania hanno accusato di coinvolgimento diretto in attacchi ibridi alle loro frontiere.

Con lo scatenarsi della guerra in Ucraina, la Bielorussia da attore è diventata invece uno strumento (proxy) della guerra ibrida portata avanti dalla Russia contro la coalizione occidentale che sostiene Kiev. Numerose sono state le intercettazioni di migranti in Polonia e Lituania anche se, al contrario di quanto accaduto nel 2021, le infiltrazioni sono state meno visibili, giungendo sino alla costruzione di tunnel sotterranei per eludere le barriere fisiche costruita dagli stati confinanti. Secondo inchieste giornalistiche (3) questi tunnel, impossibili da approntare senza l’acquiescenza delle autorità bielorusse, sarebbero stati realizzati da esperti della materia provenienti dal Medio Oriente, forse anche legati ad Hamas o ad Hizballah. Anche di recente la Lettonia ha intercettato 28 migranti sbucati da un tunnel a pochi metri dalla frontiera, portando così a poco più di 10.000 i tentativi di passaggio illegale della frontiera nei primi otto mesi dell’anno, contro i 12.000 di tutto il 2025 (4), anche se i dati di Frontex segnalano nei primi otto mesi dell’anno un decremento del 47% rispetto al 2025 sulla rotta terrestre orientale (5); si deve rilevare infine che i voli che trasportano migranti (in esenzione del visto) suscettibili di essere instradati verso le frontiere europee arrivano ora anche a Mosca oltreché a Minsk, segnale forse di un maggior coinvolgimento degli apparati di Sicurezza e Informazione russi.

Il coinvolgimento bielorusso, passato e presente, è difficilmente smentibile ed è stato ampiamente documentato in un comunicato ufficiale del Ministero della Difesa lettone del gennaio 2026 (6) che si ritiene qui di riportare, debitamente tradotto, per la sua completezza nella descrizione del modus operandi delle autorità di Minsk:

“Le informazioni a disposizione delle Forze Armate Nazionali (NAF) e della Guardia di Frontiera statale, così come gli incidenti registrati, confermano il coinvolgimento delle forze dell’ordine e delle strutture militari della Repubblica di Bielorussia nell’indirizzare i migranti illegali verso il confine di Stato con la Lettonia. I casi identificati indicano azioni coordinate, tra cui il trasporto di migranti illegali utilizzando veicoli militari bielorussi e la partecipazione di funzionari all’organizzazione di tentativi di attraversamento del confine. Durante le operazioni di sorveglianza di frontiera, sono stati rinvenuti documenti e apparecchiature di comunicazione appartenenti a un militare bielorusso in possesso di uno dei migranti illegali fermati. Successivi controlli hanno stabilito che tale materiale apparteneva a un militare del battaglione di ricognizione della 19ª Brigata di Fanteria Meccanizzata delle Guardie, di stanza nella regione di Vitebsk. I documenti includevano documentazione interna dell’unità, compresi i registri dei materiali e delle attrezzature logistiche in dotazione.
I dispositivi mobili dei migranti illegali fermati contenevano immagini che mostravano funzionari del Comitato di Frontiera statale bielorusso insieme a migranti illegali, anche all’interno di veicoli di tipo militare. Sono stati registrati casi in cui funzionari della guardia di frontiera bielorussa sono coinvolti nel trasporto di migranti verso luoghi da cui vengono indirizzati a tentare di attraversare il confine di Stato con la Lettonia. Sono stati inoltre identificati ulteriori casi che indicano l’utilizzo di migranti illegali a fini di raccolta di informazioni e altri elementi di minaccia ibrida. Le Forze Armate Nazionali e la Guardia di Frontiera statale registrano regolarmente manifestazioni di guerra elettronica provenienti dal territorio della Repubblica di Bielorussia, che compromettono il funzionamento dei sistemi di comunicazione e navigazione nella zona di confine”.

Il documento, che è corredato da foto sia di migranti sorridenti in posa all’interno di un camion di foggia apparentemente militare con un soldato bielorusso che di radio in dotazione ai reparti bielorussi sequestrate nel corso di operazioni anti-immigrazione irregolare, si conclude con questa affermazione: “L’organizzazione dell’immigrazione clandestina, il trasporto di migranti e la fornitura di alloggio non devono essere considerati esclusivamente come un mezzo per ottenere un profitto illecito. Le Forze Armate Nazionali sottolineano che chiunque supporti, direttamente o indirettamente, l’infiltrazione, il trasporto o l’accoglienza di persone che attraversano illegalmente il confine non solo viola la legge lettone, ma può – spesso inconsapevolmente – agevolare operazioni organizzate dai servizi segreti di stati ostili alla Lettonia, finalizzate a condurre attività di ricognizione, sabotaggio o altre attività ostili in Lettonia e in altre parti d’Europa”.
Quest’ultima considerazione appare di particolare rilievo in quando amplia lo spettro della valenza dei casi di immigrazione clandestina agevolata dalla Bielorussia a qualcosa di più strettamente connesso alle operazioni belliche: la ricognizione ed il sabotaggio.
Le attività russe, dal canto loro, del resto sembrerebbero non limitarsi al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare: alla fine dello scorso mese di Giugno il Ministro coordinatore per l’intelligence polacco Tomasz Siemoniak, ha annunciato che l’Agenzia per la Sicurezza Interna ABW (Agencja Bezpieczeństwa Wewnętrznego), in cooperazione con la Polizia di Frontiera, aveva arrestato nove cittadini ucraini e due bielorussi che, secondo l’Agenzia, dal 2025 stavano conducendo un’operazione ispirata e finanziata dalla Russia per organizzare proteste tra i rifugiati ucraini in Polonia, reclutando e pagando alcuni fra costoro per partecipare a manifestazioni all’interno di quella vasta comunità fuggita dalla guerra.

L’obiettivo degli organizzatori era quello di influenzare gradualmente la comunità di rifugiati ucraini in Polonia e di strumentalizzarla facendo leva su “temi emotivi, tra cui scandali di corruzione e avvenimenti di attualità nella politica interna ucraina,……… per innescare le proteste. Questo è un esempio di azioni al di sotto della soglia dell’aggressione classica, volte a minare la fiducia pubblica, alimentare le tensioni e utilizzare i profughi di guerra come strumenti delle operazioni di influenza russe” (7); nel contempo le manifestazioni sarebbero servite anche ad alimentare il sentimento anti-ucraino latente nella popolazione polacca.
Ai manifestati venivano corrisposti compensi di 100/200 dollari contestualmente a slogan preconfezionati su tematiche specifiche affinché potesse sembrare che all’interno della comunità di rifugiati ucraini vi fosse una maggioranza schierata contro il Presidente Zelensky e le sue politiche belliche; le immagini di queste manifestazioni venivano poi sfruttate dai media russi e d quelli a loro vicini per dimostrare la falsità delle tesi occidentali circa il consenso popolare al sostegno della causa di Kiev. L’utilizzo delle migrazioni di massa come strumento di pressione, peraltro, predata la nascita del concetto di guerra o minaccia ibrida : l’autrice Kelly M. Greenhill nel suo libro sul fenomeno migratorio coatto (8) individua più di cinquanta tentativi di ciò che la stessa definisce migrazione coercitiva progettata (o coercizione per mezzo della migrazione) a partire dalla stipula della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati nel 1951 sino al 2006, più della metà dei quali avrebbe raggiunto uno o più degli obiettivi che si prefiggeva (ottenere concessioni politiche, militari e/o economiche da uno o più stati-bersaglio).

L’elenco sarebbe molto lungo ed alcuni dei casi citati nel libro risalgono agli albori della Guerra fredda (per esempio gli incentivi prospettati dagli USA e dal Governo di Saigon agli abitanti del Vietnam del Nord affinché emigrassero verso il Sud negli anni 1954-55, i flussi migratori, comprensivi di numerosi ex galeotti, provocati da Fidel Castro verso la Florida nel 1965, ecc.), ma alcuni sono molto più vicini a noi europei sia in termini temporali che spaziali. Si devono qui ricordare gli episodi che hanno visto protagonista il serbo Milošević, che nel 1999 minacciò di scatenare una migrazione di massa verso i paesi del fianco sud della NATO per indebolire l’unità della coalizione, il turco Erdoğan a partire dagli accordi miliardari stipulati nel 2016 con la UE per bloccare l’esodo dei rifugiati siriani, patti poi apertamente minacciati di sospensione nel 2020 a fronte del mancato sostegno alle azioni militari turche in Siria ed infine la Libia del Colonnello Gheddafi, che attraverso alti e bassi, ricatti, minacce e concessioni (diplomatiche ed economiche) aveva alla fine assunto una posizione equilibratrice dei flussi sulla rotta del mediterraneo centrale, cancellata poi dalla decisione di intervento di Francia, Gran Bretagna e USA (motivata da ragioni di politica estera ed energetica, non certo umanitaria), sostenuta (per ragioni di politica interna, non certo umanitaria) dal vertice costituzionale italiano pro tempore vincendo le obiezioni dell’allora Presidente del Consiglio, con la conseguenza di fare nuovamente della Libia il maggior punto di partenza della mortifera rotta centro-mediterranea (9).

Vi è tuttavia un altro paese che si è distinto, negli ultimi decenni, per un uso spregiudicato dell’arma migratoria come strumento di politica estera regionale ed internazionale, pur non essendo in guerra e pur avendo una struttura statuale connotata da un forte controllo interno: è il Marocco.
Prima di giungere alla disamina dei fatti di fine Luglio-inizi Agosto dell’anno in corso, varrà la pena di ricordare che già fra il 17 ed il 18 Maggio 2021 tra le 8.000 e le 12.000 persone attraversarono il confine fra il Marocco e la exclave spagnola di Ceuta, o scavalcando le recinzioni terrestri, o via mare; Marocco e Spagna reagirono prontamente e più della metà dei migranti irregolari furono rimpatriati nei due giorni successivi, talvolta con metodi alquanto speditivi.
L’origine di quell’episodio fu fatta risalire al contenzioso sulla sovranità sul Sahara Occidentale: nell’aprile del 2020 Brahim Ghali, leader del movimento nazionalista saharawi Fronte Polisario (avverso al Marocco) era in cura in un ospedale spagnolo, Rabat on gradì e colse quindi l’occasione per rinnovare le pressioni sulla Spagna, sentendosi forte anche dell’appoggio del presidente Trump allora nel suo primo mandato. Venendo ai nostri giorni fra il 30 ed il 31 Luglio del corrente anno fra 70.000 e 80.000 persone sono entrate dal Marocco a Ceuta che, giova ricordare, è territorio spagnolo e quindi dell’UE, ma non assoggettato al regime di Shengen. La stragrande maggioranza di questi migranti hanno varcato la frontiera a nuoto e nella traversata in mare sono morte tra le 80 e le 140 persone (10).
La quasi totalità dei migranti era di nazionalità marocchina, ma alcune migliaia (forse 5.000) erano provenienti da paesi dell’Africa Sub-sahariana. Gran parte dei migranti entrati in massa hanno fatto volontariamente ritorno in Marocco entro i successivi due giorni, stremati dalla fame e dalla sete (secondo alcune notizie giornalistiche le forze di Polizia spagnole avrebbero invitato negozianti e cittadini di Ceuta ad astenersi dal fornire cibo e acqua agli arrivati); alla data del 14 Agosto rimanevano a Ceuta ancora 5.000 migranti ( 10.000 secondo il sindaco della città) e quasi 1900 minori non accompagnati, dei quali 400 al di sotto dei 13 anni, secondo quanto riferito dal Ministro dell’Interno di Madrid Grande-Marlaska durante la sua visita a Ceuta del 13 Agosto.
Quel flusso repentino ed assolutamente sproporzionato di esseri umani ha preso completamente alla sprovvista le autorità spagnole anche se, come spesso accade in casi analoghi, il CNI, Centro Nacional de Inteligencia, il Servizio di informazione e sicurezza unitario spagnolo competente per l’intelligence interna ed estera, affermi di aver allertato il Governo che, da parte sua, nega di essere stato informato, o meglio i Ministri della Difesa e dell’Interno si contraddicono a vicenda circa l’effettiva comunicazione dei Servizi (11).

Nell’immediatezza dell’accaduto sono state avanzate molte ipotesi sull’origine di questo “assalto” al territorio spagnolo. Da un punto di vista giuridico e fattuale potrebbero aver concorso due fattori : a) la regolarizzazione lanciata dal Governo di Madrid per 500.000 irregolari (purchè presenti fisicamente in Spagna da almeno 5 mesi, arivati prima del 1.1.2026 e con fedina penale pulita) ; allo scadere della data di presentazione delle richieste le domande registrate ammontavano a 1.200.000 e b) una sentenza della Corte Suprema di Madrid del Luglio 2026 che ha di fatto reso impossibili le procedure accellerate di respingimento in Marocco nel caso di superamento della frontiera marittima e non via terra. Queste procedure, in spagnolo “rechazos en frontera” o “devoluciones en caliente” consentivano alle Forze di Polizia spagnole di respingere in Marocco chiunque avesse superato in maniera irregolare le barriere erette fra Ceuta e Melilla ed il vicino paese nord-africano, senza dover aprire un dossier formale a carico del migrante e senza permettergli di chiedere protezione internazionale o godere delle normali garanzie che la normativa internazionale prevede in questi casi.

Il combinato disposto di questi due eventi è stato abilmente ed adeguatamente pubblicizzato sui canali social, opportunamente distorto specie in relazione alla progettata regolarizzazione, e potrebbe essere stato uno dei motivi scatenanti dell’episodio di migrazione di massa. Un video pubblicato pochi giorni prima dell’inizio del flusso sosteneva (falsamente) che le porte della Spagna erano aperte per chi arrivava, anche illegalmente, via mare ed è stato condiviso migliaia di volte.
Sul New York Times dell’11 Agosto (12) è stato pubblicato uno studio dell’Institute for Strategic Dialogue nel quale si evidenzia che nelle tre settimane successive alla citata sentenza milioni di post su Facebook, Instagram e tutti gli altri canali social hanno speculato sulla decisione giurisprudenziale e sono stati ripresi da gruppi online di trafficanti anche con consigli pratici su come varcare la frontiera e su cosa fare dopo. Secondo il Governo di Madrid infatti gli attori di questa campagna social e quindi della successiva ondata migratoria sarebbero stati gruppi di criminalità organizzata e di trafficanti di esseri umani ; le inchieste giudiziarie aperte dall’A.G. spagnola potranno fare chiarezza sul punto, tuttavia sono stati avanzati forti sospetti sul coinvolgimento attivo delle autorità di Rabat sulla base di filmati e di testimonianze rese dai migranti, che hanno affermato di essere stati quantomeno agevolati dalle forze di sicurezza marocchine non solo nell’attraversamento della frontiera, ma anche nel raggiungimento delle zone a ridosso di Ceuta. Anche in questo caso, come in quello in scala più ridotta del 2021, una delle
spiegazioni dell’accaduto risiederebbe nella volontà di Rabat di “punire” Madrid per un percepito avvicinamento del Primo Ministro Sanchez al governo di Algeri, rivale regionale del Marocco, dimostrando che può a suo piacimento aprire il rubinetto di un’immigrazione irregolare incontrollata e di massa.
Che il Marocco quel rubinetto possa anche chiuderlo è stato dimostrato in occasione della tanto pubblicizzata ed attesa “invasione Nr.2” del 15 Agosto, quando poche centinaia di migranti sono state fermate da un ingente dispositivo militare e poliziesco marocchino, consentendo a quelle autorità di dimostrare che hanno in pugno la situazione alla frontiera. Questa prova di forza, se così la si vuol definire, era altresì stata anticipata dalla collaborazione del Governo marocchino nelle 48 ore successive al flusso di massa di Luglio, allorché erano stati riammessi nel paese nord-africano decine di migliaia di migranti grazie a quella che è stata definita, anche in sede europea, l’ottima collaborazione delle autorità di Rabat ; questi due fatti hanno, effettivamente, accreditato il Marocco come partner affidabile nel contrasto all’immigrazione irregolare e quindi meritevole di sostegno, anche economico, da parte della UE. A conferma di ciò la Commissione Europea, tramite una sua portavoce, ha comunicato che 190 milioni di Euro erano già previsti nel 2027 a favore del Marocco per la gestione dei flussi migratori (oltre ai 222 mln. impegnati nel periodo 2021-2024), ma che la crisi de Ceuta potrebbe da un lato far aumentare questa cifra e comunque accelerare l’iter delle trattative con Rabat (13).

Oltre alle scontate esternazioni social Trump per attaccare la Spagna e l’Europa sul dossier migratorio, lodando nel contempo il Sovrano marocchino Mohammad VI ( uomo forte e quindi gradito) per le sue azioni nell’occasione, ben più rilevanti, ai fini di questo scritto, le reazioni, sia social che ufficiali, russe. Da Mosca infatti non si è perso tempo per approfittare dei fatti di Ceuta per attaccare la UE sul piano delle sue politiche migratorie ma soprattutto per la palese prova di scarsa solidarietà dimostrata dai Paesi Membri verso la Spagna, per la scarsa coesione della risposta collettiva e, dulcis in fundo, per la scelta, secondo questa visione, di devolvere sempre più risorse per gli aiuti militari all’Ucraina che invece avrebbero potuto essere spese meglio per proteggere i confini esterni europei. Secondo un’analisi del Gruppo 411, specializzato in disinformazione, ripresa dal quotidiano Guardian (14), contenuti riconducibili alla propaganda russa hanno raggiunto centinaia di migliaia di utenti nelle ore immediatamente successive alla crisi, descrivendo l’assalto organizzato all’Europa, l’incapacità delle autorità locali o la loro complicità nella vicenda, introducendo narrazioni islamofobe o complottiste ed amplificando anche quanto scritto da siti della destra radicale. Successivamente è stato notata la reiterazione, da parte marocchina, delle sue rivendicazioni territoriali sulle exclave spagnole facendo leva anche su quelle tematiche anticolonialiste così care alla propaganda russa verso i paesi del Sud del mondo.

Bisogna peraltro ammettere che, se da un lato la narrazione russa dell’invasione extracomunitaria è stata accentuata per acuire il sentimento di paura (comunque esistente) delle opinioni pubbliche europee, quella sulla divisione fra i paesi membri, sia a livello nazionale che di Parlamento europeo, ha potuto basarsi su di un’ evidente mancanza di visione univoca da parte dei 27 sulle modalità di gestione dell’immigrazione irregolare, che rimane un tema fra i più divisivi anche dopo l’entrata in vigore del Patto Migrazione e Asilo (Giugno 2026), benché lo stesso dedichi una parte proprio alle situazioni di crisi specifiche ed eccezionali, tra cui la strumentalizzazione e i casi di forza maggiore, che richiedono misure straordinarie. Il Regolamento specifico ( Reg. UE 2024/1359) riguarda proprio, tra le altre, quelle situazioni in cui “un paese terzo o un attore non statale ostile incoraggia o facilita il movimento di cittadini di paesi terzi o apolidi verso le frontiere esterne dell’UE o verso uno Stato membro con l’obiettivo di destabilizzare l’UE o gli Stati membri, e in cui tali azioni sono suscettibili di mettere a rischio funzioni essenziali di uno Stato membro”.

Vi è però un altro punto che la propaganda ostile potrebbe sfruttare, come già illustrato in precedenza parlando di Bielorussia: nell’emergenza anche un Paese europeo, peraltro considerato paladino dell’accoglienza e dell’inclusione, ha fatto ricorso a metodi quantomeno sbrigativi. Innanzitutto si è riusciti a presentare quello che era, di fatto, un flusso migratorio irregolare, ancorché massiccio ed anomalo, come un’invasione del territorio europeo, trasformando così il migrante da vittima, come viene normalmente descritto e considerato, in aggressore ; da qui è disceso il comportamento delle autorità spagnole che, al di là dei numeri elevatissimi degli arrivi e della loro subitaneità, poco o nulla hanno fatto per fornire un minimo di assistenza ai migranti, tanto da costringere migliaia di loro a far rientro in Marocco per fame, sete, mancanza di assistenza sanitaria o alloggiativa (15). Infine, visto che la nota sentenza della Corte Suprema avrebbe in teoria obbligato le autorità a trattare le decine di migliaia di migranti, si badi bene arrivati prevalentemente via mare, con le procedure individuali previste per i potenziali richiedenti asilo, Madrid è riuscita a far passare il messaggio (anche grazie al favore goduto fra quei settori dell’ opinione pubblica, dei partiti europei e della stampa più tolleranti verso le tematiche migratorie) che per ciascuno dei migranti, o almeno per quelli non rientrati “volontariamente”, era stato aperto un fascicolo individuale (che prevede foto, impronte intervista individuale, ecc.): con quei numeri e con quella tempistica (48 ore o poco più) una fatica immane e che, fino a prova contraria della quale si prenderà eventualmente atto con piacere ove in futuro venisse dimostrata, lascia più di qualche dubbio di fattibilità nell’autore di queste righe (16). Suscita anche qualche perplessità il ritardo (un mese circa) con cui le autorità spagnole hanno chiesto di avvalersi del supporto delle unità specializzate di Frontex (lo Standing Corps), che pure era stato subito offerto dalla Commissione. L’autrice Greenhill, già citata, chiama tutto ciò “i costi dell’ipocrisia”, ma se vogliamo restare su un terreno più realistico e meno letterario si potrebbe anche citare il mai abbastanza rimpianto Francesco Cossiga quando scriveva, anche se a proposito di intelligence e non di migrazioni, di casi in cui “la legittimità dei fini viene a prevalere sulla legalità dei mezzi” (17).

Molto verosimilmente i fatti di Ceuta non sono stati orchestrati dalla Russia (né da Trump né dal Mossad tanto per essere chiari, il primo perché altrimenti l’avrebbe rivendicato sul suo canale social Truth, il secondo perché ha altro da fare), anche se la massiccia presenza del c.d. Afrika Corp russo, erede della nota Wagner, in molti paesi africani di origine e di transito dei flussi migratori, già evidenziata da Frontex (18), dovrebbe far sorgere qualche legittimo sospetto fra le intelligence occidentali e far scaturire più di un “requirement” informativo volto a chiarirne i contorni e pericolosità; quegli avvenimenti hanno però fornito al nostro avversario, tale purtroppo deve essere considerata oggi la Russia, importanti elementi per capire quali siano le reali capacità dell’UE in tema di difesa da una minaccia ibrida di matrice migratoria, quali siano le linee di faglia fra le varie famiglie politiche europee nelle quali inserirsi per alimentare le divisioni, quali siano i riflessi quasi automatici delle opinioni pubbliche quando la paura dei “barbari alle porte” si profila.

L’Agenzia Frontex concludeva il suo Strategic Risk Analysis 2024 (19) valutando uno scenario di minaccia ibrida (migratoria) altamente probabile nel decennio 2024-2034 ; ai primi di Agosto l’autorevole Wall Street Journal, ripreso praticamente poi tutte le testate occidentali, ha tratteggiato la possibilità di un attacco limitato russo alla NATO per testarne la determinazione a reagire (20) : tra le varie opzioni vi era anche quella di un attacco di natura ibrida. Ancora Frontex cita, fra le possibili tattiche ibride russe : provocazioni dirette alle Guardie di Frontiera UE, sabotaggio di infrastrutture di frontiera, attacchi cyber e campagne di disinformazione mirate a danneggiare la coesione dei paesi UE e la fiducia delle pubbliche opinioni (21). Secondo la testata Intelligence Online nell’ottobre 2025 l’Agenzia avrebbe a tal proposito organizzato un’esercitazione congiunta con il Belgio (Polizia federale e Servizio di sicurezza dello Stato (Vsse)) e la Francia ( Direzione generale per gli stranieri (Dgef) e DGSI, l’intelligence interna); le due cellule, a Bruxelles ed a Parigi, avrebbero lavorato su scenari ideati dalla European Integrated Border Management Intelligence Division, la componente analitica di Frontex. La minaccia delineata nello scenario dell’esercitazione aveva origine nel Maghreb, dove una serie di esplosioni in centrali nucleari algerine, attribuite ad Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim) ma attuate con la regia di Mosca, avevano causato un’ondata di panico e di instabilità, provocando a catena un esodo di decine di migliaia di civili, molti dei quali contaminati dalle radiazioni, diretti verso l’Europa. Contemporaneamente un’altra minaccia immaginaria prendeva corpo nel Mare del Nord, dove veniva avvistata al largo delle coste franco-belghe una nave della flotta ombra russa carica di rifugiati ucraini, ponendo il dilemma operativo/giuridico umanitario di riuscire a di filtrare e identificare fino a 20.000 nuovi arrivi al giorno, distinguendo i profughi autentici da potenziali infiltrati o agenti nemici (22).

Al di là del classico attacco di natura informatica o fisica contro infrastrutture critiche, i fatti di Ceuta potrebbero anche far ipotizzare un’improvvisa ondata migratoria, non necessariamente della stessa entità numerica, indotta in Polonia o in uno dei paesi baltici confinanti, magari infiltrata da agenti provocatori militarmente addestrati, al fine di causare reazioni magari “muscolari” e di stampo militare, quindi con possibilità di vittime, da parte di uno di questi paesi, che al contrario della Spagna godono di minore condiscendenza di parte della stampa e delle opinioni pubbliche, con conseguenti accuse e controaccuse, confuse iniziative unilaterali ed interminabili riunioni attorno ai vari tavoli multinazionali per proclamare solidarietà ed unità di intenti. Potrebbe essere un espediente non particolarmente complesso ma relativamente economico da mettere in atto al fine di creare una crisi non solo fra governi di diversa sensibilità sul tema migranti, che come già accennato è uno dei più divisivi a livello politico e di opinioni pubbliche, ma anche all’interno dei paesi stessi ove hanno voce, e peso elettorale nonché talvolta di governo, partiti dichiaratamente o velatamente filo-russi, mettendo così ancor più in evidenza quella crisi latente che si palesa ogni volta che Europa e NATO devono fronteggiare una minaccia ibrida.
Del resto anche il più recente assessment di una Intelligence NATO, quella militare danese, evidenzia come uno degli obiettivi di un’eventuale azione russa di stampo ibrido contro un paese occidentale potrebbe essere proprio quello di disseminare discordia all’interno della NATO ( e qui aggiungeremmo della UE) qualora l’Alleanza mancasse di raggiungere l’ accordo su di una risposta collettiva. (23)

Fortunatamente la consapevolezza di questa minaccia è ormai radicata nelle Cancellerie e nei Governi NATO e UE (anche se con varie sfumature), ma in tempi ragionevolmente rapidi dovranno essere affinate procedure decisionali e di reazione, prima che lo si debba fare sotto la pressione degli eventi, anche alla luce dei ripetuti moniti delle intelligence occidentali circa la possibilità di azioni russe, non così lontane nel tempo, miranti a testare la determinazione della NATO a difendersi nel caso di aggressione diretta.

Successivamente alla chiusura dell’articolo che precede si è appreso di un altro grave incidente alla frontiera fra Lettonia e Bielorussia occorso il 5 ottobre, quando un gruppo di circa 20 migranti ha tentato di entrare in territorio lettone accompagnato da uomini armati e mascherati. Nelle ore successive, altri soggetti mascherati sono entrati in territorio lettone ed hanno danneggiato alcuni dispositivi di sorveglianza, asportandone altri. Il ministro degli Interni lettone, Jānis Dombrava, commentando l’accaduto sul suo account X, ha riferito che le persone che accompagnavano il gruppo, che si trovavano in territorio bielorusso, hanno minacciato apertamente i soldati lettoni in servizio alla frontiera e hanno attivamente incitato e spinto il gruppo di migranti verso la Lettonia. A differenza di precedenti casi analoghi, ha scritto il Ministro, “questa volta la provocazione è stata particolarmente plateale e aggressiva“. Secondo il capo della Polizia di Frontiera lettone i metodi di chi organizza e facilita i passaggi sono sempre più aggressivi e che l’ultimo episodio non lascia prevedere un miglioramento della situazione.

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Il Prefetto della Repubblica Massimo Bontempi, membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Germani,  proviene dai ranghi della Polizia di Stato ed ha operato a lungo nel Comparto Informazioni e Sicurezza. Il suo ultimo incarico prima del pensionamento è stato Direttore Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere del Dipartimento della P.S. Si occupa di tematiche relative all’Intelligence , alla Storia Militare ed all’Immigraziore irregolare. Insegna materie legate alla sicurezza nazionale in Università e Centri di ricerca italiani e stranieri.

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NOTE

1) “Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva”, non-paper del Ministro della Difesa Guido Crosetto, Edizione Novembre 2025 a cura del Ministero della Difesa
2) A. Fakhry, R. Parkes, A. Ràcz, “Migration instrumentalization: a taxonomy for an efficient response “, Hybrid CoE Working Paper 14, March 2022 e A. Marin, ” Belarus as an hybrid threat actor : a Russian proxy with residual agency “, Hybrid CoE paper 30, April 2026
3) The Telegraph del 25.2.2026, ” Russia sends migrants into Europe through secret tunnels”
4) Euronews.com del 21.8.2026, “Lettonia ferma 28 migranti dalla Bielorussia dopo scoperta di un tunnel ” e State Border Guard – Republic of Latvia, News del 26.8.2026
5) Frontex, ” Irregular border crossings into EU down 1/3 in first 8 months of 2026″, News Release, 11.9.2026
6) Communications Department, Information Analysis and Management Directorate, Joint Headquarters of the National Armed Forces (of Latvia), “National Armed Forces Publish Evidence of Belarus’s Involvement in the Planning and Organization of Illegal Migration”, 15 gennaio 2026
7) Agencja Bezpieczeństwa Wewnętrznego, Aktualności “ABW ujawniła działania inspirowane i finansowane przez Rosję”, 29 giugno 2026
8) Kelly M. Greenhill, ” Weapons of Mass Migration. Forced Displacement.Coercion and Foreign Polic”, Cornell University Press, Ithaca, USA, 2010, edito in Italia da Leg Edizioni con il titolo “Armi di migrazione di massa”
9) Si deve ad un grande Ministro dell’Interno, Marco Minniti, se nel 2017 il Governo italiano guidato da Paolo Gentiloni firmò un accordo con la libia del post-Gheddafi finalizzato alla fornitura di sostegno tecnico ed economico per meglio gestire i flussi migratori da quel paese ; l’accordo, pur in presenza di innegabili criticità, è in vigore ancora oggi. N.d.A.
10) Le navi delle ONG battenti bandiera spagnola sono da sempre assenti nelle acque fra Marocco e Spagna, dato che la loro attività di salvataggio si concentra nel tratto di mare fra Libia ed Italia, i cui porti sono normalmente prescelti per lo sbarco delle persone recuperate in mare. N.d.A
11) Solo ai primi di Settembre del corrente anno il Governo Sanchez ha desecretato documentazione del CNI con la quale il Servizio preavvisava (peraltro con una certa precisione) della possibilità che si verificasse quanto poi è accaduto ; tale “warning” era stato ricavato soprattutto mediante attività SOCMINT (SOCial Media INTelligence), cioè monitorando le reti social.
12) The New York Times dell’11.8.2026, “How social media spurred a refugee crisis between Spain and Morocco”
13) Euronews.com del 20.8.2026, “L’Ue aumenta i fondi per la gestione migratoria in Marocco dopo la crisi di Ceuta”
14) The Guardian del 7.8.2026, ” Russia-linked accounts spread far-right narrative online during Ceuta migration crisis, analysis finds. Counter-disinformation group says social media channels connected to Pravda network helped amplify message”
15) Tutte cose che, invece, le nostre Autorità, così spesso attaccate in Europa ma anche in Patria, mettono regolarmente in campo, senza contare gli interventi della Guardia Costiera ( e delle altre componenti marittime) per salvare vite umane, cosa che a Ceuta non si è invece verificata, N.d.A.
16) Si veda a tal proposito El Mundo del 21.8.2026, “Y ahora una odisea burocrática”, (sulla lentezza del processo di istruzione e trattazione delle pratiche di protezione internazionale a Ceuta, tre settimane dopo gli eventi).
17) Francesco Cossiga, ” ABECEDARIO”, Edizioni Rubbettino, Soveria Mannelli, 2002, p.11
18) Frontex, “Annual Risk Analysis 2025/2026”, News Release 3.6.2025, p.15.
19) Frontex, “Strategic Risk Analysis Report “, ed. Settembre 2024. E’ un assessment dell’Agenzia sulla situazione della immigrazione irregolare negli anni 2024-34 ed il suo impatto sull’European Integrated Border Management (EIBM).
20) The Wall Street Journal del 6.8.2026, “U.S. Intel Finds Putin Could Test NATO’s Resolve With Limited Incursion”
21) Frontex, “Annual Risk Analysis 2025/2026”, op. cit., p. 18
22) Intelligence Online, Russian ghost fleets, nuclear explosions in Algeria: Frontex runs migration ‘stress test’ in Paris and Brussels,13 ottebre 2025
23) Danish Defence Intelligence Service, “Assessment of the threat from Russia”, Unclassified, 24 settembre 2026

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