Le radici dell’odio anti-israeliano, research paper di Joel Terracina

Il research paper di Joel Terracina, Le radici dell’odio anti-israeliano, analizza l’evoluzione storica e ideologica del sentimento anti-israeliano nella società italiana, andando a fondo del complesso intreccio di processi storici e ideologici che contribuiscono, a livello globale, a una “strategia di demonizzazione” dello Stato ebraico ripresa da precedenti fasi storiche. Nel 1967 in particolare, in Italia, con la Guerra dei Sei Giorni si riscontra un cambiamento radicale in cui si trasforma in avversione una generale simpatia dell’opinione pubblica nazionale verso Israele.

L’autore analizza le narrazioni dell’estrema destra e dell’estrema sinistra in Italia, che convergono in una posizione comune di forte ostilità allo Stato ebraico, nutrita da pregiudizi anti-occidentali e teorie del complotto vecchie e nuove, che entrambe le aree ideologiche coltivano senza sostanziali differenze. Vi è, secondo l’analisi dell’autore, un ruolo dei media e del mondo accademico nella diffusione di una percezione distorta del conflitto mediorientale, specialmente dopo l’attacco di Hamas del 2023.

Il paper si sofferma inoltre sulla dinamica dell’antisemitismo mascherato da antisionismo, partendo dall’esplorare le radici religiose e culturali dell’odio in Medio Oriente.
In un excursus storico della strategia dell’odio anti-israeliano, vengono identificati nel paper dei nodi cruciali come la Guerra Fredda, periodo in cui Israele fu progressivamente identificato con gli Stati Uniti e l’Occidente, radicando nei suoi detrattori posizioni volte a negarne il diritto all’esistenza. L’Unione Sovietica è stata particolarmente influente in questo periodo storico nel costruire una dottrina complottista sul “progetto ebraico” poi ereditata da vari movimenti politici. Durante la guerra del Libano nel 1982, la stampa italiana ha iniziato a descrivere gli israeliani come i “nazisti di ieri”, attivando un processo di rovesciamento della memoria storica che ancora oggi persiste nelle ideologie anti-occidentali, antiamericane e antiliberali promosse dalle fazioni di estrema destra ed estrema sinistra nazionali, la prima focalizzandosi sulla Shoà e sull’avversione verso il mondialismo e l’atlantismo, riconoscendo nei combattenti palestinesi un’avanguardia rivoluzionaria contro il sionismo e gli Stati Uniti, la seconda adottando una narrativa legata al colonialismo, all’apartheid e alla pulizia etnica.

Le teorie del complotto riportate dall’autore, sono evidenziate come parte di tecniche retoriche volte ad alimentare l’odio e ne emerge una segnalazione di utilizzo, sempre più comune nei media, di un linguaggio violento e di una iconografia specifica, che hanno un ruolo influente nella diffusione di una percezione distorta, spesso riducendo questioni estremamente complesse come quelle del diritto all’esistenza di Israele, del conflitto Israele-Hamas, della storia di Israele e Palestina, a un mero tifo da stadio ideologico dove le fazioni si scontrano a suon di fake news e propaganda.

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